Home Rodigino Per Maria Luisa ed Erica la fine di un incubo

Per Maria Luisa ed Erica la fine di un incubo

Sono tornate in libertà le due polesane arrestate nell’ambito dell’inchiesta sui Venetisti. Dopo 22 giorni di carcere, scontati a Verona, è tornata ad Arquà Polesine Maria Luisa Violati, la 50enne barista definita “ministro” del governo clandestino, arrestata la notte del 2 aprile dai carabinieri del Ros di Brescia nell’ambito dell’inchiesta sul movimento Veneto Libero. Secondo l’accusa, la donna avrebbe fatto attività di reclutamento di venetisti e avrebbe partecipato all’associazione “L’Alleanza”, che avrebbe avuto finalità terroristiche ed eversive. Secondo le indagini l’Alleanza avrebbe perseguito l’indipendenza del Veneto e della Lombardia orientale anche con mezzi violenti, sfociando nell’associazione eversiva. La donna si difende facendo sapere di essere “una persona coerente con le proprie idee, che tiene ai diritti umani, che vuole sopravvivere dove è nata con un lavoro e senza l’ansia di arrivare a fine mese perché sono finiti i soldi”.
Anche la figlia Erika Pizzo, di 26 anni, residente a Bosaro, è implicata nella vicenda ma ha ottenuto fin da subito gli arresti domiciliari e poi la libertà. Per ora rimane invece nel carcere di Rovigo il marito della Violati, Marco Ferro, tenuto ancora in isolamento. Spetta ora alla procura di Rovigo continuare l’inchiesta relativa alla costruzione delle armi, prima in mano al tribunale del Riesame di Brescia, in quanto lo pseudo “carro armato” è stato costruito a Casale di Scodosia, territorio di competenza del tribunale di Rovigo. Tocca dunque al pm Sabrina Duò decidere del futuro di Ferro; l’uomo è infatti considerato uno dei costruttori del noto “carro armato”, nonché esperto di armi. Del carcere la Violati parla come di “un’esperienza che mi toccherà per il resto della mia vita”. L’accusa è pesante: terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. “Terrorismo è una parola che deriva dal latino e significa mettere terrore alle persone. Non c’era nulla, né di terroristico, né di eversivo. Io sono una mamma e non voglio che i miei figli debbano lasciare la mia terra per trovare lavoro altrove. Il Veneto deve avere dignità di popolo”- ribadisce la barista.
In merito all’associazione L’Alleanza, la Violati smentisce di averla mai sentita nominare , così come smentisce l’accusa di aver costituito un gruppo segreto, e nega di aver avuto a che fare con armi. Anche per la figlia Erika si tratta della fine di un incubo. La giovane respinge le accuse di terrorismo e parla del carcere come di un’esperienza durissima. A proposito delle armi, lei precisa: “Il vecchio tanko, quello del 1996 l’ho visto una sera durante una cena a casa di Flavio Contin, ma non si tratta di un segreto, che fosse là era di dominio pubblico”. E del nuovo tanko, quello costruito a Casale di Scodosia: “Ne ho sentito parlare, ma solo a proposito di qualcosa di dimostrativo”. La Pizzo ci tiene a riaffermare il suo orgoglio verso le radici venete, unito alla passione per la storia del Veneto. “Non ho fatto niente di cui pentirmi. Certo cercherò di approfondire le mie origini con più cautela. Tornassi indietro forse starei più attenta a non fare cose equivoche. Ho vissuto un incubo, che non è ancora del tutto passato”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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