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“Salviamo il nostro ospedale”

Giù le mani dall’ospedale di Montagnana. Il coro, unanime, è quello di amministratori e cittadini del Montagnanese, che temono di vedere soccombere l’ospedale e i servizi sanitari della città murata con l’imminente avvio del polo unico di Schiavonia. I sindaci di Casale di Scodosia, Merlara e Urbana, in particolare, qualche settimana fa hanno preso carta e penna e hanno scritto all’assessore veneto alla Sanità Luca Coletto, ai sindaci di Este e Monselice Giancarlo Piva e Francesco Lunghi e al direttore generale dell’Usl 17 Giovanni Pavesi: la richiesta è chiara, ossia il mantenimento del Punto di primo intervento di Montagnana. La chiusura del presidio è stata sancita dalla delibera dell’Usl del 29 gennaio scorso.
“Come ribadito dalle osservazioni sul Piano socio-sanitario 2012-2014 che la Conferenza dei Sindaci ha inviato il 10 ottobre 2001 agli organi regionali – spiegano i responsabili dei tre Comuni – si rimarca la necessità di mantenere il Punto di primo intervento di Montagnana per gli oggettivi elementi di criticità che il territorio presenta a causa di problematiche legate alla viabilità e alla dispersione urbana. Ricordiamo peraltro che un decreto di giunta regionale del novembre 2013 afferma che la Quinta Commissione rimanda qualsiasi decisione sui punti di primo intervento a successivi provvedimenti di giunta”. La mobilitazione dei tre amministratori in pochi giorni ha smosso anche gli altri colleghi del Montagnanese: uno dietro l’altro si sono accodati a firmare anche i sindaci di Castelbaldo, Masi, Megliadino San Fidenzio e San Vitale, Montagnana, Saletto e Santa Margherita d’Adige. A nessuno dei dieci amministratori piace la scelta dell’Usl 17 di tagliare il servizio di primo intervento, mantenendo semplicemente un’ambulanza 24 ore su 24 diretta verso Este e Monselice. L’Azienda sanitaria era stata chiara: il Punto di primo intervento ha poco senso di esistere, sia per i limitati accessi (dagli 8 mila di qualche anno fa ai 4 mila del 2013), sia per il fatto che a Montagnana mancano servizi fondamentali di supporto come la terapia intensiva e la radiologia attiva permanentemente, limitando notevolmente le potenzialità del Punto di primo intervento. C’è poi un’altra mobilitazione, in questo caso virtuale ma comunque carica di passione: su Facebook è infatti nata la pagina “Il nostro ospedale non si tocca”, anche in questo caso dedicata alla struttura ospedaliera di Montagnana. Il gruppo tocca i 308 aderenti e denuncia la lenta agonia che ha visto protagonista l’ospedale della cittadina murata, che negli anni ha via via perso sempre più reparti, salvo vedersi potenziare settori come quello della Riabilitazione e della Lungodegenza. Attraverso il web i cittadini chiedono lumi e sicurezza sul futuro della sanità montagnanese.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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