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Cavarzere ricorda Flavio Busonera, il dottore partigiano

Sabato 5 luglio si è svolta, presso la sala convegni di Palazzo Danielato, la commemorazione di Flavio Busonera, il medico partigiano trucidato dai fascisti 70 anni fa che a Cavarzere spese la vita per amore del popolo e della libertà.
Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco Henri Tommasi, l’assessore alla Cultura Paolo Fontolan, i figli di Busonera Francesco e Maria Teresa, il direttore dell’Iveser (Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea) Marco Borghi e il segretario metropolitano Spi-Cgil Loredana Aurelio.
L’assessore Fontolan, introducendo l’incontro, ha affermato che questo evento si inserisce all’interno di un programma di iniziative atte a ricordare gli eventi che hanno segnato in modo indelebile la città di Cavarzere, non con intento auto commiserativo, bensì per trasmettere la memoria storica alle giovani generazioni, necessità sottolineata anche da Marco Borghi nel suo intervento, dicendo che bisogna interrogarsi sul significato degli anniversari per non cadere nel rituale della ricorrenza alla quale segue immancabilmente l’oblio: la memoria, al contrario, è un percorso nel quale diversi soggetti (l’amministrazione comunale, la scuola, gli istituti storici) devono interloquire.
“Basta alzare lo sguardo — ha proseguito lo storico – per fare memoria pubblica, in quanto siamo immersi da segni, spesso a nostra insaputa. Bisogna ricostruire il passato con gli occhi del presente, perciò la memoria non deve essere un rifugio ma uno stimolo per affrontare il presente e pensare al futuro. Basti pensare che non c’è piazza in Italia che non ricordi dei nomi o delle situazioni legate alla Resistenza, la quale prima di essere una vicenda politica fu la riappropriazione da parte del popolo di qualcosa che il fascismo aveva tolto e strappato, cioè la libertà”.
In questo la biografia di Busonera, ha sottolineato Marco Borghi, è esemplare: nato ad Oristano nel 1894, fu colpito fin da giovane dalle misere condizioni di vita dei lavoratori sardi e per questo aderì dapprima al Partito Socialista e poi, al ritorno dalla Prima Guerra Mondiale, al Partito Comunista Italiano.
Dopo essersi laureato in medicina, cominciò ad esercitare la sua professione in un piccolo paese vicino a Cagliari, ma per le sue convinzioni politiche venne ben presto perseguitato dai fascisti, perciò si trasferì dapprima in Friuli e poi nel Veneto e precisamente a Cavarzere dove, in particolare nelle frazioni di Rottanova e di San Pietro, esercitò la sua missione di medico al servizio dei più deboli, spesso gratuitamente, viste le difficoltà economiche dei suoi pazienti. Dopo l’8 settembre trovò rifugi sicuri per i militari alleati ricercati dai nazifascisti, provvide al recupero di materiale bellico paracadutato e spesso assistette partigiani feriti o ammalati, tuttavia la sua disponibilità verso gli altri lo fece cadere in un tranello tesogli dalla Brigate Nere che lo arrestarono; poi in seguito ad una rappresaglia fascista, fu prelevato dal carcere di Padova assieme ad altri dieci compagni di reclusione e ucciso il 17 agosto 1944.
L’incontro si è concluso con numerosi interventi del pubblico in sala, che hanno ricordato con commozione la figura di Flavio Busonera, conosciuta direttamente o attraverso i racconti dei familiari e con un ringraziamento sentito ai suoi parenti per tutto ciò che il grande medico ha fatto e ha rappresentato per gli abitanti di Cavarzere.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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