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I dirigenti comunali si auto premiano per 70mila euro. Il Commissario li costringe a un passo indietro

Cronaca di un agguato burocratico. Clamoroso. E imbarazzante. Nelle poche ore di “interregno” tra la caduta della maggioranza del sindaco Bruno Piva e la nomina del commissario Claudio Ventrice, i dirigenti comunali non sono stati con le mani in mano. Tutt’altro. Il 15 luglio hanno sbloccato, con una determina, i premi relativi a 16 posizioni organizzative. In parole povere hanno conferito premi a funzionari degli uffici per un totale di 70mila euro annui. Un passo che la giunta decaduta poche ore prima aveva preferito evitare. Una mossa legittima, quella dei dirigenti. Un atto oneroso per le casse del municipio approvato quando – sia un caso o no – nell’organigramma del Comune non c’era nessuno al di sopra dei dirigenti in grado di fare la voce grossa. Un atto insomma non irregolare, ma da molti giudicato inopportuno. Per capire quanto basta vedere le reazioni e i commenti degli ex consiglieri comunali ed ex amministratori non appena la voce si è sparsa.
Silvia Menon, ex consigliere comunale di Rovigo Si Ama, ha definito chiaramente il tutto “Uno scandalo, un atto di prepotenza e arroganza con pochi precedenti. L’ennesima prova dell’atteggiamento sprezzante dei dirigenti nei confronti di una cittadinanza che vive quotidianamente la crisi”. Più conciso, ma non meno efficace, anche l’ex consigliere comunale Aldo Guarnieri, che ha bollato il tutto come “una porcata”. In sintonia anche il pensiero dell’ex assessore Andrea Bimbatti. “Pur essendo un atto di questo tipo nelle facoltà dei dirigenti – ha commentato – è certo imbarazzante il fatto che si sia evitato di attendere l’arrivo del commissario prefettizio”.
Ha preso posizione anche il prefetto Francesco Provolo. Un funzionario statale, rappresentante del Governo in Polesine, che non si è mai fatto conoscere per smanie di protagonismo o tendenza a invadere il campo altrui. Ha infatti premesso che la questione sarebbe stata, di lì a breve, di competenza del commissario che lui stesso aveva da poco nominato. Ma ha anche espresso con chiarezza il proprio pensiero. “Quell’atto – ha detto – non è una bella cosa”.
Nel frattempo, dirigenti e segretario generale di Palazzo Nodari non si affannavano certo a spiegare perché e per come di quella decisione. Forse c’era la speranza che alla fine il clamore si sopisse. Questa volta non è andata così. La senatrice della Lega Nord Emanuela Munerato ha interpellato direttamente il Governo, facendo la stessa domanda che in città si stavano ponendo un po’ tutti: “Per quale motivo i dirigenti non hanno atteso l’arrivo del commissario?”.
Ovvio che la questione sia finita praticamente al primo posto dell’agenda del commissario non appena insediatosi a Rovigo. Ha valutato attentamente la questione. E alla fine ha chiesto un passo indietro, che puntualmente c’è stato. L’ufficialità è arrivata alle 19.13 del 22 luglio. Una settimana e qualche ora dopo il famigerato “blitz”. Una decisione arrivata “In attesa – si legge nel comunicato stampa trasmesso a quell’ora del Comune di Rovigo – di una verifica attenta e circostanziata delle esigenze del Comune stesso sotto il profilo dell’organizzazione interna e sulla scorta delle indicazioni degli uffici del ministero dell’Economia e delle Finanze”.
Già: anche a Roma il passo dei dirigenti del Comune di Rovigo non era apparso il massimo, in questo momento storico. Sia generale, parlando della crisi. Sia particolare, parlando del Comune di Rovigo e della “sua” crisi.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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