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Altro stop per le imbarcazioni aderenti al Cogevo di Chioggia e a quello di Venezia

Ancora uno stop per le vongolare del Veneto: le “bevarasse” non sono cresciute abbastanza per essere pescate e commercializzate. Una sospensione volontaria e senza indennizzi, che ha coinvolto oltre 100 imprese di pesca e 250 addetti aderenti al Cogevo di Venezia e di Chioggia. La decisione è stata presa a settembre dopo che i risultati di alcuni campionamenti hanno dimostrato come le vongole di mare non avessero raggiunto le misure idonee alla pesca, probabilmente a causa delle anomale condizioni meteo ed episodi di anossia. La sospensione arriva appena dopo due mesi di attività, luglio e agosto, seguiti al fermo biologico di maggio e giugno.
“Questa decisione – commenta il presidente del Cogevo di Venezia, Gianni Stival — per quanto sofferta, si è resa necessaria per non compromettere in maniera irreparabile lo stato del prodotto e, di conseguenza, le prossime campagne di pesca”.
In primavera la campagna era iniziata sotto i migliori auspici: i banchi di molluschi si presentavano, qualitativamente e quantitativamente, in condizioni ottimali per far sperare in una buona campagna di pesca durante tutto l’anno. Le vongole di mare vivono sepolte nella sabbia e durante il periodo estivo crescono di qualche millimetro grazie all’abbondanza di nutrienti e all’innalzamento delle temperature. Condizioni completamente disattese durante tutta la stagione appena trascorsa. Le piogge insistenti e il termometro sotto la media hanno compromesso il naturale sviluppo delle “bevarasse” lungo le coste venete.
“Si tratta dell’ennesimo atto di maturità della categoria – afferma Gianni Stival — che, diversamente da altri, dimostra senso di responsabilità e gestione della risorsa in mare, e decide autonomamente di fermarsi in attesa che vengano ristabiliti i parametri per riprendere la normale attività”.
Fa eco il Presidente del Cogevo di Chioggia, Michele Boscolo Marchi: “Valuteremo il livello di crescita e l’ampiezza dei banchi naturali. La situazione non è allarmante ed è direttamente monitorata dai nostri biologi marini e degli enti di ricerca preposti, ma necessita di tutta l’attenzione possibile per non compromettere la situazione economica delle imprese di pesca associate — e conclude – Non sono passati anni da quando l’intera categoria ha dovuto fermarsi per un’inspiegabile moria. Fortunatamente la situazione attuale non è la stessa e speriamo in una rapida risoluzione”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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