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Discarica di Ca’Perale, i tempi si allungano

Lievitati i tempi per mettere in sicurezza la discarica di Ca’ Perale, a sud di Mirano: a chiedere spiegazioni ora c’è anche Alfeo Babato di Federconsumatori. “Nel cartello di cantiere — afferma — è indicata come data di inizio lavori il 3 maggio 2012 e un tempo utile per la loro esecuzione di 365 giorni”. Se la matematica non è solo un’opinione, qualcosa non torna, visto che il cantiere è formalmente ancora in piedi. Babato non solo rileva che i lavori non sono ancora terminati, ma ha calcolato un tempo di esecuzione dei lavori che, ad oggi, si aggira intorno ai 900 giorni. “Ci sono problemi? A cosa sono dovuti i ritardi? Quando verrà ultimata l’opera e a quale nuovo costo? — si chiede ora il referente locale di Federconsumatori. Sarà che la mia attività in un’associazione di consumatori mi mette continuamente a contatto con situazioni simili, ma non vorrei che anche a Ca’ Perale ci fosse una sindrome Mose”.
Ritardi dunque, ma non sono i primi. La vicenda della discarica risale agli anni Settanta, quando parte dell’area veniva utilizzata dai comuni di Mirano, Mira e Spinea per lo smaltimento di vari materiali. In zona furono versati abusivamente anche rifiuti industriali, alcuni con presenza di mercurio. Il processo penale per l’uso illegittimo del terreno si concluse poi con un’amnistia. La cava rimase però in attività: vennero eseguite operazioni di bonifica, sotto il controllo di enti pubblici, che si conclusero nel 1978. Poi la cava diventò legale, con due ampliamenti nel 1992 e nel 1994. Proprio in quell’anno fu riscontrata ancora presenza di mercurio, con un nuovo intervento di bonifica. Nel frattempo lo stoccaggio di rifiuti solidi urbani è proseguito fino al 1996. A distanza di 18 anni dall’ultimo scarico e dopo 8 anni di attività e circa 400 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani stoccati, la discarica è stata utilizzata anche per la produzione di biogas. Ora l’atteso intervento di messa in sicurezza prevede opere di copertura, confinamento e sigillatura dell’ex discarica, con il successivo rinverdimento della calotta: insomma, un intervento di recupero ambientale, tecnologico e paesaggistico.
Immediata la risposta di Veritas, che ha in gestione la cava, a Babato, con tanto di date e termini di spesa: “Il ritardo dei lavori è dovuto a più cause – spiega Claudio Ghezzo, direttore commerciale Smaltimenti, bonifiche e discariche di Veritas – nell’estate 2012 per attendere il nulla osta per la bonifica bellica del sito, a inizio 2013 per le precarie condizioni delle scarpate e delle zone perimetrali e altre sospensioni dovute al continuo maltempo. Il termine ora è previsto per novembre, con il rinvio alla primavera 2015 della semina e piantumazione del verde. In questi giorni saranno invece ultimati i lavori di copertura. Il costo finale dell’opera resta invariato: 4 milioni e 900 mila euro, finanziati dalla Regione con i fondi della legge speciale per Venezia”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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