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La battaglia di Guglielmo Brusco va avanti

Guglielmo bruscoDopo dieci anni da assessore provinciale Guglielmo Brusco ha dovuto abbandonare Palazzo Celio. Ma fin da subito ha dimostrato che il suo impegno in difesa dei temi che ha sempre avuto a cuore, a cominciare dalla sanità non verrà meno.
Ne ha già dato prova con il caso dell’obiezione di coscienza delle due biologhe del centro di procreazione assistita dell’ospedale San Luca…
“Un caso molto grave: ad aprile la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa. E al reparto del San Luca è ripresa l’attività, ma solo attivando l’incarico a tempo ad un terzo medico, visto che le due biologhe hanno fatto obiezione di coscienza. Scaduto l’incarico, le donne che erano state preparate medicalmente al primo intervento di novembre si sono sentite rispondere che questo non sarebbe più stato possibile. Finalmente però il direttore dell’Ulss ha conferito un incarico provvisorio di 6 mesi per 24 ore settimanali ad una nuova dottoressa”.
Su questo caso la sua voce è stata l’unica a levarsi. Si dà una spiegazione?
“No, non lo riesco proprio a capire. Perché la sanità è un tema fondamentale e quello che sta accadendo al Polesine è di un taglio pesantissimo dei posti letti: nella sola Ulss 18 sono stati perso 145 posti letto e 9 primariati. A Belluno, che è un territorio paragonabile al nostro non sono state prese misure così drastiche”.
Quello che viene da più parti ripetuto è che non ci sono più soldi e bisogna riorganizzare i servizi, è d’accordo?
“Tagliare servizi essenziali non è mai una buona risposta. Sicuramente, nel recente passato, alla sanità privata sono stati letteralmente regalati almeno un centinaio di milioni di euro. Un controsenso assoluto andato avanti per anni”.
A proposito di sanità privata, che giudizio dà al caso degli Istituti Polesani?
“E’ la conferma della cattiva gestione di marca leghista della sanità privata da parte della Regione che ha fatto perdere di vista che il primo obiettivo di una struttura sanitaria è garantire la sicurezza dei pazienti e non produrre reddito. Nel corso di questi anni sono stati erogati fondi ad una struttura che non aveva i requisiti. Da una visura fatta il 31 marzo scorso risultano infatti 160 addetti e non 198 come da convenzione. Il fatto che proprio in questi giorni sia stato deciso di stipulare un contratto con un’azienda di pulizie è una conferma ulteriore: chi le faceva fino ad oggi?”

 

Francesco Campi

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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