A Este apre la necropoli preromana

este necropoliUna testimonianza così vivida di un cimitero preromano non si trova in tutta Italia. E’ anche e soprattutto per questo che la recente inaugurazione dell’area archeologica di via Santo Stefano assume un significato estremamente forte. L’area archeologica di via Santo Stefano è nota fin dagli inizi del Novecento, quando Alfonso Alfonsi, allora direttore del Museo Nazionale Atestino, vi scovò 120 tombe protostoriche.

Con varie campagne di scavo, condotte soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, si è arrivati al recupero di circa 150 complessi tombali databili dal VII al II sec. a.C. Tra di essi c’è anche la straordinaria sepoltura di Nerka, la cui tomba principesca si può oggi ammirare al Museo Nazionale Atestino. In accordo con il Comune, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto ha ritenuto opportuno rendere questa porzione di necropoli un’area archeologica attrezzata e aperta al pubblico. Grazie a finanziamenti pubblici e alla sponsorizzazione di Isoclima, sono state così lasciate a vista le strutture tombali: visivamente parlando, si tratta di numerosi circoli funerari in pietra, riferibili ad altrettanti gruppi familiari, all’interno dei quali venivano deposte le cassette tombali in pietra calcarea dei Colli Euganei. All’ingresso della necropoli sono conservati dei cippi in trachite.

Il progetto di recupero dell’area è stato approvato nel 2001 e portato a compimento dopo ben 13 anni. Tra gli interventi messi in atto ci sono in particolare la realizzazione di un percorso privo di barriere architettoniche e dotato di una terrazza panoramica, ma anche l’installazione di una struttura appositamente progettata e coperta da una tettoia trasparente, che protegge i resti archeologici e garantisce un’illuminazione naturale. Dei pannelli illustrativi raccontano poi nel dettaglio la storia del sito. “In tutto il Nord Italia, ma penso di poter affermare addirittura in tutta Italia, non esiste una testimonianza così intatta di quel periodo storico”, ha confermato Angela Ruta Serafini, l’ex direttrice del Museo che nei primi anni Novanta diede un forte impulso agli scavi in quest’area archeologica.

All’inaugurazione dell’area archeologica, nota anche come “Casa di Ricovero” per la sua vicinanza all’ex struttura per anziani, erano presenti i rappresentanti della giunta comunale, il Soprintendente veneto Vincenzo Tinè, la direttrice del Museo Elodia Bianchin Citton e il vicepresidente della Regione Marino Zorzato: “E’ anche grazie a questi interventi che l’offerta turistica veneta fa importanti passi in avanti. Basti pensare che un appassionato d’arte spende almeno il doppio rispetto al classico turista occasionale”, ha sottolineato Zorzato. In tema di promozione delle aree di valenza storico-turistica, c’è un’altra novità delle ultime settimane: il Comune si è infatti preso in carico la gestione dei due siti archeologici della città, l’area di via Santo Stefano e quella di via Tiro a Segno. Firmando una convenzione con la Sovrintendenza, il Comune ha ottenuto la possibilità di trasferire anche ad un privato la gestione dei due tesori atestini, con l’obiettivo di renderli in particolare quanto più possibile aperti al pubblico.

 

di Nicola Cesaro

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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