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Gianantonio Pugiotto, il guardialinee nazionale

Pugiotto 2A soli 22 anni voleva abbandonare la carriera arbitrale ma, dopo una pausa di riflessione, ha scoperto il ruolo del guardalinee, che lo ha portato sotto i riflettori del panorama nazionale. Gianantonio Pugiotto, chioggiotto classe 1972, ha collaborato alla direzione di 73 gare di serie A, 67 di B e 14 di Coppa Italia. Sguardo penetrante, occhio sagace, carattere cordiale, spirito aperto e atteggiamento molto equilibrato, Pugiotto ha rappresentato l’Aia di Chioggia nella massima serie del campionato di calcio italiano, coadiuvando i migliori arbitri italiani.
Gianantonio, a quanti anni ti sei fatto rapire da questa grande passione?
“La mia carriera è nata, come per molti, quasi per gioco, dopo aver visto, a scuola, una locandina del corso per arbitri. Da lì è iniziata la mia carriera come arbitro, arrivata sino alla seconda categoria. A 22 anni, dopo una pausa di riflessione per aver smarrito la passione, ho voluto provare un’altra strada, quella del guardalinee: ho iniziato a prendere la bandiera in mano. Quel ruolo l’ho sentito subito mio”.
Da quel momento l’ascesa è stata travagliata?
“Dopo due anni di assistenza arbitrale in Promozione ed Eccellenza, sono passato nella Can della serie D nel 1995 e da quel momento non mi sono più fermato”.
Qual è stato il passaggio di serie più entusiasmante?
“In serie C, quando ti immergi nel clima con le coreografi e, il calore, la passione e l’ardore sportivo, senti che stai vivendo il meglio del calcio, mentre nelle serie superiori prevale la spettacolarizzazione e svanisce il signifi cato sportivo”.
Ma non puoi nascondere l’emozione di essere approdato nella massima serie…
“Sono entrato nella Can A e B – all’epoca era indistinta per le due categorie – nella stagione 2003- 2004 e, dopo un anno in serie B, il 19 maggio 2005 ho diretto la mia prima partita in A: Messina-Livorno. Certo, le emozioni vissute in A sono irripetibili, l’impatto mediatico è rilevante, l’attenzione è massima e anche un piccolo errore questo viene subito messo in evidenza: la serie A è la serie A. La prima volta che entri a San Siro dal tunnel ti tremano le gambe: è un sogno che diventa realtà, ma dal momento in cui ti ambienti torni a dare il giusto peso alle cose”.
Come hai vissuto psicologicamente il tuo ruolo?
“Non si può pensare di essere esenti da errori. Bisogna coltivare la cultura della sconfitta. Ogni partita diretta, appena arrivato a casa, l’ho sempre rivista: ed era la prima cosa che facevo, anche se era notte. E questo lo facevo per riuscire a tarare i meccanismi percettivi durante le direzioni. In campo si va per sensazioni, automatismi e impulsi e tutto è governato dall’esperienza. Quello che vedi in campo è diverso da ciò che vedi in tivù”.
Qual è lo stato di salute del calcio italiano? 
“È un mondo malsano, il calcio non riesco ad immaginarlo e definirlo come uno sport. Non riesco più a trovare le caratteristiche di uno sport. Il mondo del calcio ormai è distante dalla sana competizione sportiva: bisognerebbe avere le capacità di vincere e di perdere con eleganza, con rispetto degli avversari e delle regole. Il calcio dovrebbe invece essere uno strumento formativo e funzionale alla crescita dei ragazzi. Se si va a guardare le partite dei ragazzini, si nota che prevale la cultura della sopraffazione e dell’odio verso l’avversario. Il calcio va di pari passo all’andamento della società, è un suo specchio. E in questo momento la società è malata, povera di contenuti”.

LA CARRIERA

Pugiotto ha diretto 73 gare di serie A, 67 di B e 14 di Coppa Italia. La sua gara di esordio in serie B è stata Arezzo – Catania, che si è disputata l’11 settembre 2004. Il primo ingresso in un campo della massima serie, invece, è avvenuto il 29 maggio 2005 a Messina, dove ha coadiuvato alla direzione di Messina-Livorno. La sua esperienza nell’Aia, invece, si è conclusa il 14 maggio 2011 con la direzione di Milan-Cagliari, partita ricordata per la festa scudetto del Milan. Pugiotto è stato anche protagonista di trasferte all’estero, ospitato da federazioni straniere. L’ultima trasferta è avvenuta in Qatar il 16 ottobre 2010 per la gara del campionato locale Al Arabi Doha – Lekhwiya Sc.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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