Home Rodigino Gli architetti che pensano “verde”

Gli architetti che pensano “verde”

emanuele dall'Oco“Rovigo non è morta, è solo addormentata”. Questo è il concetto da cui ha preso le mosse Ape, “Architetti per esigenza”, un’associazione di promozione sociale apolitica e senza scopo di lucro, nata dall’esigenza di alcuni architetti e non (rodigini e non) di divulgare la cultura architettonico-urbanistica alla città al fine di migliorarla. Un gruppo di 14 giovani (Riccardo Bobisse, John Volpato, Simone De Gaspari, Tania Previato, Stefano Baldon, Giorgia Roversi, Luca Paparella, Gaia Gasparetto, Enrico Borile, Emanuele Dall’Oco, Sebastiano Trevisan, Valentina Rossini, Roberto Argenti e Roberto Pavan) che, a differenza di molti che si limitano alla “pars destruens”, ovvero alla critica distruttiva, si sono rimboccati le maniche cercando di offrire a Rovigo anche una “pars construens”, ovvero di critica costruttiva.

E per costruttiva, fortunatamente, non intendono il cemento. Anzi, il colore che preferiscono è il verde: “Vogliamo cambiare il punto di vista urbanistico – sottolineano – proponendo un nostro progetto di rinnovamento urbano, capace di trasformare la città in una destinazione a partire dalla sua ‘spina dorsale’, Corso del Popolo. Un nuovo spazio urbano capace di essere attrattivo, motore economico, luogo sociale, arteria della mobilità sostenibile, connessione fisica e virtuale”. L’idea Ape è, spiegano, “quella di portare anche nel centro cittadino, l’identità spaziale che caratterizza la corona verde che circonda Rovigo. Un anello verde tagliato da una connessione dello stesso ‘colore’. Il progetto si chiama ‘Centro%’ e si inserisce nel più ampio progetto strategico che abbiamo pensato per Rovigo, che prevede la chiusura del cerchio verde intorno alla città, e di mettere a sistema il centro cittadino con i punti d’interesse a nord (Censer) e a sud (centro commerciale) attraverso un collegamento riconoscibile”.

L’associazione non si limita a proporre, ma è aperta a suggerimenti e suggestioni che provengono dall’esterno. Già da due anni, infatti, in occasione della Fiera d’ottobre, organizza uno stand proprio per raccogliere idee e suggerimenti, esempio concreto di progettazione partecipata. “Città compatta”, “cohousing” e “riqualificazioni social” sono alcune delle loro parole d’ordine che ai più possono apparire incomprensibili. Ma quando vengono illustrate nel dettaglio, tutto è più chiaro. E invitante. Come il cohousing, del progetto “Mighevivo”: si tratta di condividere un’esperienza abitativa in una cascina circondata dal verde a pochi passi dal centro come se fosse un condominio in cui si mettono però spazi ed esperienze in comune. Ape non si limita al pensare: quest’estate ha messo in pratica alcune delle proprie idee con il progetto “Farhe”, in linea con le più recenti tendenze urbanistiche, da loro definito “riqualificazione ‘social’ di aree urbane degradate attraverso il recupero e lo sviluppo rigorosamente no-profit di piccoli spazi e la trasformazione in aree di incontro, socializzazione, gioco ma anche di lavoro”.

Rimboccandosi le maniche hanno risistemato, pulito e piantumato la dimenticata piazzetta Cepol e l’hanno resa la cornice di attività per bambini, esibizioni teatrali, conferenze, concerti, cena all’aperto e perfino la proiezione su maxischermo della partita dei Mondiali. “Il successo dell’evento ‘Cepol c’è’ – sottolineano – ha messo in evidenza le potenzialità di una piazza dimenticata e che i cittadini possono riprendersi”.

di Francesco Campi

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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