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Il Delta rischia un’invasione di cacciatori

cacciaIl quinquennio compreso tra l’anno in corso e il 2019 potrebbe segnare un periodo di svolta per il Delta, almeno per quanto riguarda la caccia. L’attività venatoria così come è stata conosciuta finora dai suoi tanti praticanti rischia infatti di subire un notevole cambiamento a causa di un documento in discussione a livello regionale. La proposta di Piano Faunistico Venatorio Regionale per il periodo 2014-2019, un faldone di ben 170 pagine, infatti ha fatto alzare più di qualche sopracciglio nella provincia di Rovigo e in particolare dalle parti del Delta del Po.

I comuni compresi in quello che è noto come Ambito Territoriale di Caccia RO3 (Porto Tolle, Taglio di Po, Porto Viro, Corbola, Ariano nel Polesine, Rosolina) hanno deciso di formare un fronte unito per chiedere la modifica della sezione che stabilisce il numero di soci ammissibili in tale porzione di territorio. In altre parole, il numero di cacciatori che nel periodo di apertura può praticare l’attività. La Regione Veneto infatti ha deciso di aprire le porte del Delta a 350 cacciatori in più rispetto ai 1160 già ammissibili. Un aumento che secondo i comuni già citati, ma anche secondo Federcaccia e all’Ente Parco, rischia di alterare in maniera decisiva gli equilibri di una zona particolare come il Delta. Basti pensare che il numero di soci ammissibili è invariato da ben diciassette anni. Allora perché la Regione ha deciso di cambiarlo?

A spiegarlo è Roberto Rovigatti, presidente della sezione rodigina di Federcaccia: “La ragione è di carattere puramente tecnico: la Regione ha effettuato una misurazione capillare della cosiddetta area cacciabile e di fatto si è accorta che era più grande di quanto si pensasse fino a quel momento. Così ha deciso di ricalcolare l’indice di densità venatoria, ritenendo possibile l’ammissione di altri soci. Solo che hanno scelto di includere nell’area cacciabile anche delle zone che in teoria non dovrebbero essere comprese, come oasi, zone di ripopolamento e aziende faunistico-venatorie. Va da sé che l’arrivo di quasi quattrocento cacciatori in più rischia inevitabilmente di mettere in difficoltà il territorio, soprattutto a causa di una pressione venatoria più marcata che va per forza di cosa a incidere sui ritmi di ripopolamento”.

Al momento di redigere questo articolo la lista delle osservazioni presentate da tutti i diversi portatori di interessi è al vaglio della Regione Veneto. Tuttavia Rovigatti si dimostra un tantino pessimista sulle possibilità di accoglimento: “La vedo brutta e non posso che provare un certo dispiacere, perché da due anni a questa parte stiamo lavorando su questi temi assieme a tutti i nostri soci”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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