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Il nuovo anno inizia con la fine del matrimonio Pd-Udc

cassonIl nuovo anno segna la fine del matrimonio Pd-Casson. Dopo un lungo periodo di crisi, acuitosi dopo il consiglio comunale del 22 dicembre scorso, il 10 gennaio il sindaco, Giuseppe Casson, ha annunciato ufficialmente la rottura. Con una nota, pacata nei toni ma schietta, ha decretato la fi ne dell’alleanza di governo che, nel 2011, gli permise di prendere le redini della città. La fi ne di questa alleanza arriva, un po’ inaspettatamente, con la decisione del primo cittadino di revocare le deleghe ai quattro assessori del Partito democratico: Maurizio Salvagno, Narciso Girotto, Mauro Mantovan e Barbara Penzo (quest’ultima esterna ma indicata dal Pd). Casson ha così fatto “piazza pulita” epurando i componenti del partito che lo avrebbe tradito. L’antefatto, indubbiamente, è da ricercarsi nella prova di forza del Pd che, il 22 dicembre, invitò i suoi componenti a uscire dall’aula in fase di votazione di provvedimenti proposti da Casson stesso. Il sindaco non ha tollerato quell’atteggiamento e, dopo le vacanze natalizie, ha preso la sofferta decisione di rompere con il suo principale alleato. Significative le parole del sindaco, a giustificazione della sua scelta.

“Le prese di posizione ufficiali da parte del Pd, a partire dallo strappo consumatosi nel corso del consiglio comunale dello scorso 22 dicembre – ha spiegato il primo cittadino – con la plateale uscita dall’aula del gruppo consiliare Pd – e addirittura del presidente del consiglio – su provvedimenti proposti dal sindaco, sanciscono la fi ne di un progetto di governo cittadino che non può tollerare che venga sistematicamente sconfessata, nei comportamenti e nelle dichiarazioni ufficiali, l’azione politica di chi quel progetto incarna, essendone il principale protagonista e, per decisione diretta di popolo, indiscutibile capofila”. Con il decreto di revoca Casson ha preso indubbiamente in contropiede il Partito Democratico che, forte della sua posizione e sicuro del suo peso determinante, mai si sarebbe aspettato una scelta simile, che è stata letta come un tradimento. Ormai il rapporto con il Pd era rovente dalla famosa crisi di giunta estiva, quando venne defenestrata l’assessore agli affari generali Silvia Vianello, poi sostituita da Barbara Penzo, non iscritta al Pd, ma da questo indicata. Crisi provocata da un continuo braccio di ferro sulla gestione dei settori chiave, come quello dell’Urbanistica, dove Casson e il Pd faticavano a trovare un punto di accordo. Risultato: l’ingessamento dell’azione amministrativa, con scambi di accuse reciproci.

La situazione di stallo è stata talmente palese, tanto che Casson stesso è stato costretto ad ammettere di essersi trovati in un “blocco politico-amministrativo della giunta”, così come sottolineato nel suo decreto di revoca del 14 gennaio. Aspetto questo, molto eloquente, che la dice lunga sul clima che, da molto tempo, si respirava in maggioranza. Casson ha voluto sottolineare che la cacciata non è dipesa da valutazioni legate a qualità personali o professionali degli assessori. Nel consiglio comunale del 14 gennaio, in risposta alle dure critiche del Partito Democratico ha ammesso di essere stato costretto a dover compiere scelte in assoluta solitudine. E per questo, sostiene, sarebbe stato quindi costretto a compiere scelte obbligate.

Andrea Varagnolo

LE OPPOSIZIONI: Voteremo la nuova giunta per il bene di Chioggia
“La città non può andare in mano ai tecnici – afferma Matteo Penzo, consigliere di Forza Italia – voteremo la fi ducia alla nuova giunta per il bene di Chioggia.” Gli fanno eco Renzo Donin (Pdl), Massimo Mancini (Lista Civica), Andrea Ravagnan (Udc) e Beniamino Boscolo (Gruppo Misto), che aggiunge: “Se fi nora abbiamo trovato solo un muro al dialogo, speriamo che la nuova giunta inauguri un periodo di apertura. Non faremo differenze sulle alleanze del sindaco, ma voteremo la bontà dei provvedimenti proposti”. Per Fortunato Guarnieri (Sel) “siamo davanti ad un sindaco onesto e corretto, che ha solo preso atto di situazioni gravi che impedivano alla giunta di lavorare” e sottopone all’attenzione dell’aula una frase apparsa il giorno prima sulla pagina Facebook della Pd, dove si accusa sostanzialmente il sindaco di essere un mafi oso. “Riconosco i miei errori e limiti personali e accetto le critiche – risponde Giuseppe Casson – ma non intendo far oltrepassare il limite. Nessuno ha il diritto di mettere in dubbio la mia onorabilità e i valori con cui sono cresciuto e che hanno sempre guidato la mia azione politica al servizio della città. Invito tutti al rispetto e a concentrarsi piuttosto a portare a termine il lavoro che la città si aspetta”.
S.B.M.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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