Il reato di stalking, quando sussiste e come agire

StalkingCosa significa? Il reato di atti persecutori previsto dall’art. 612 bis del codice penale è comunemente noto con il termine inglese stalking, che deriva dal verbo “to stalk” nel significato di “camminare con circospezione”, “camminare furtivamente”. Letteralmente stalking significa “fare la posta”, “inseguimento” ed è quindi stalker colui che si apposta, che insegue, che pedina e controlla la propria vittima.

Come si commette il reato? Si commette il reato quando si tengono in modo reiterato, cioè in modo seriale e ripetitivo, comportamenti minacciosi o molesti che causano nella vittima, in modo alternativo, determinati eventi: 1- un perdurante e grave stato di ansia o di paura; 2- un fondato timore per l’incolumità propria o di persone a lei vicine; 3 – la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita. Il reato può sussistere quindi quando si realizza uno di questi eventi e tra i comportamenti che possono essere considerati di stalking vi sono, a titolo meramente esemplificativo, appostamenti continui nei pressi dell’abitazione o degli ambienti frequentati dalla vittima, pedinamenti, ripetute telefonate o contatti tramite e-mail, l’invio di lettere o SMS, e continui tentativi di contatto. In ogni caso una sola minaccia o un episodio isolato di “tampinamento”, anche se si tratta di un comportamento invadente, non è sufficiente a realizzare il reato di atti persecutori, in quanto è necessaria una reiterazione nel tempo di condotte vessatorie.

Cosa deve fare la vittima del reato? La persona che si ritiene vittima di stalking può sporgere la querela personalmente (recandosi in Questura o dai Carabinieri o direttamente nell’ufficio della Procura della Repubblica del Tribunale competente) o con l’assistenza di un avvocato penalista. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. E’ importante tenere presente che il reato di stalking è stato recentemente modificato con la legge 15.10.2013 n. 119 in materia di sicurezza. Tra le principali modifiche vi è innanzitutto l’innalzamento della pena, che oggi è la reclusione da sei mesi a cinque anni (prima della riforma il massimo della pena era quattro anni).

Tale inasprimento ha determinato la conseguenza che il pubblico ministero può chiedere e il giudice può disporre la custodia cautelare in carcere nei confronti del presunto stalker, prima che sia pronunciata una sentenza di condanna. Il giudice potrebbe però applicare un’altra misura restrittiva della libertà personale dell’imputato, ossia il “divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa”. Con tale misura cautelare il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati, abitualmente frequentati dalla persona offesa, dai suoi prossimi congiunti o da persone legate da relazione affettiva o conviventi con la vittima. Inoltre, il giudice può prescrivere all’imputato di mantenere una determinata distanza dai predetti luoghi e vietare di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con la persona offesa e le altre persone sopra menzionate. Si tenga presente altresì che è previsto l’arresto obbligatorio di chi è colto in flagranza del reato di stalking e che la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione alla persona offesa, o se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. Infine, l’aumento è fino alla metà se la persona offesa è un minore, una donna incinta o una persona disabile, o se il fatto è commesso con armi o da persona travisata.

Cosa deve fare chi è accusato del reato? Quando si viene a sapere di essere stati denunciati per stalking è necessario nominare un avvocato penalista di propria fiducia, al quale dovranno essere descritti in modo completo e preciso i rapporti con la presunta persona offesa, affinchè il difensore possa vagliare la fondatezza dell’accusa e quindi verificare se davvero sussista tale ipotesi di reato. Invero, benché l’accusa sia quella di stalking, non sempre sussistono gli elementi costitutivi di tale reato. Con ciò si vuole dire che esiste il reato di cui all’art. 612 bis c.p.p. solo in presenza di reiterate condotte di minaccia o di molestia che causino nella persona offesa uno degli eventi sopra descritti. Se manca anche un solo elemento, infatti, il reato potrebbe non sussistere e il comportamento della persona accusata potrebbe essere lecito oppure essere inquadrato nell’ambito di una ipotesi di reato meno grave.

In pratica, andrà attentamente valutata l’attendibilità della presunta vittima, considerati i rapporti con il presunto stalker, e scelta quindi in armonia con il proprio cliente la migliore linea difensiva, svolgendo anche indagini difensive. Le indagini difensive potrebbero diventare necessarie se l’accusato di stalking viene colpito da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e la sua posizione deve essere rivalutata innanzi al Tribunale del riesame. Si può rimettere la querela? Di regola la querela si può ritirare, ma con la riforma del 2013 la remissione può essere solo processuale, quindi potrà avvenire solo dopo che il processo si è instaurato e davanti all’autorità giudiziaria. La querela è invece irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’art. 612, secondo comma del codice penale (quando la minaccia è grave, è commessa con armi, da persona travisata ecc.) o se il fatto riguarda un minore, o una persona disabile, oppure il reato è connesso ad altro delitto per cui si procede d’ufficio.

Che cos’è l’ammonimento del Questore? Prima di sporgere querela, la vittima può scegliere di esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza, chiedendo che sia emesso nei confronti del presunto colpevole un provvedimento amministrativo di ammonimento. Si tratta di un’ammonizione orale da parte del Questore che invita il presunto stalker, ove ritenga fondata la domanda della presunta vittima, a tenere una condotta conforme alla legge. Naturalmente contro tale provvedimento amministrativo si può ricorrere al Tribunale amministrativo regionale (TAR) competente, qualora lo si ritenga ingiustificato. In caso di soggetto già ammonito, l’eventuale successiva querela fa sì che si proceda d’ufficio per il delitto di stalking e che la pena in caso di condanna sia aumentata.

 

Avvocati Arabella Brognara e Francesco Carricato

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Lascia un commento