Parco Fiumicello, triste epilogo: decretato l’autofallimento della società

mont fiumicelloDoveva essere il volano di industrializzazione dell’area che sorge attorno alla nuova Valdastico Sud. A sette anni dalla nascita, invece, il Parco Produttivo del Fiumicello ha cessato di esistere. L’assemblea dei soci il mese scorso ha decretato infatti l’autofallimento della Stu (società di trasformazione urbana) nata nel 2007 per proporre interventi di trasformazione urbana ed edilizia nell’area del casello autostradale di Santa Margherita d’Adige.

Soci del Parco sono stati sin dalla nascita i Comuni di Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale, Santa Margherita D’Adige e Montagnana, Provincia di Padova, Camera di Commercio e Consorzio Zip. Tra gli obiettivi c’era in particolare quello di industrializzare un’area di 500 mila metri quadri tra Santa Margherita d’Adige e Montagnana: l’unico risultato raggiunto è stato la creazione di uno spazio di 250 mila metri quadri urbanizzati, ma i cui lotti non sono stati minimamente venduti. Un buco nell’acqua. Il “requiem” al Parco è arrivato dopo anni di forti passivi, culminati con il milione e mezzo di euro di “rosso” dell’ultimo bilancio, che non è stato manco approvato. Su sette bilanci, dal 2007 ad oggi, uno solo è stato approvato in positivo: nel 2007 il Parco del Fiumicello era partito con un risultato d’esercizio di –20.500 euro, con il “rosso” cresciuto fino a –62.711 euro l’anno dopo, a –115.055 nel 2009 e a –155.396 l’anno dopo ancora.

Nel 2011 c’è l’unico bilancio positivo (5.367 euro), con la caduta inesorabile dell’ultimo biennio: 2012 chiuso a –61.512 euro e 2013 addirittura con un negativo di 1.525.226 euro. Ai numeri disastrosi dell’esercizio si aggiungono i debiti con le banche: ad oggi la Stu deve più di 10 milioni di euro agli istituti di credito, con 400 mila euro di interessi passivi ogni anno. Per salvare il Parco si è tentato di tutto: due anni fa è stato proposto un aumento di capitale, fatto naufragare dai “no” di Montagnana, Provincia e Camera di Commercio. A gennaio 2014 era avvenuta anche un’iniezione di liquidità grazie alla Zip e negli ultimi mesi di vita della Stu sono stati ridotti i costi di gestione. Il 4 luglio scorso, visto che parte dei soci non ha ravvisato il requisito fondamentale della continuità aziendale, il bilancio non è stato approvato e i soci avevano optato per la liquidazione volontaria della società.

Il liquidatore della società, il dottor Francesco Sorgato di Padova – visto il bilancio 2013, le note dei revisori del collegio sindacale e gli annuali 400 mila euro di interessi passivi dalle banche – ha tuttavia proposto all’assemblea dei soci istanza di autofallimento, presentata e accolta il 17 dicembre. Il vero problema è ora quello di coprire buchi e debiti: il patrimonio della Stu è di 10 milioni di euro, ma difficilmente il mercato garantirà alla società fallita tutta questa liquidità.

di Nicola Cesaro

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Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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