Home Riviera del Brenta Riviera Est Crisi: oltre 1500 lavoratori precari del miranese hanno perso il lavoro

Crisi: oltre 1500 lavoratori precari del miranese hanno perso il lavoro

lavoro fabricaI primi segnali del 2015 in tema di occupazione sembrano incoraggianti, ma alcune altre cifre invece preoccupano. Sono stati oltre 1500, infatti, lavoratori precari che hanno perso il lavoro nel 2014 nell’area della Riviera del Brenta e del Miranese, di questi, quasi un terzo a ridosso del rinnovo del contratto oltre il terzo anno consecutivo. A dirlo sono i sindacati e l’ex assessore al lavoro provinciale Paolino D’Anna che ha seguito innumerevoli vertenze e anche tante chiusure di attività e tagli di personale durante il suo mandato. La situazioni più pesanti nel comprensorio dei 17 comuni dell’area sono nel settore del commercio, del metalmeccanico edilizia e calzaturiero. Ma vediamo le dinamiche che sottendono questo fenomeno.

“Troppo spesso – spiega Michele Valentini della Fiom Cgil – le aziende nel settore metalmeccanico nel miranese assumono giovani e meno giovani, promettendo loro dopo un periodo formativo di tre anni, di procedere con una assunzione a tempo indeterminato. Fatalità però, queste persone non vedono più rinnovato il loro contratto proprio alla scadenza dei tre anni, quella cioè che diventa utile per l’assunzione a tempo indeterminato”. Stessa situazione nel calzaturiero segmento economico forte per l’economia della Riviera e del Made in Italy. “Le aziende – spiega Riccardo Colletti, segretario della Filctem Cgil – anche del settore calzaturiero spesso purtroppo assumono più personale di quello dovuto in concomitanza con gli ordinativi che paiono buoni, per poi lasciare le persone a casa ad una minima difficoltà del mercato“.

Va male anche nel settore commerciale, anche se commessi e cassieri già da anni, e an- che senza la crisi che imperversa dal 2008, hanno spesso trovato posto con impieghi stagionali”. L’appello dei sindacati è chiaro. “Questa strategia dell’impiego usa e getta dei lavoratori per sfruttare il basso costo della manodopera – conclude Colletti – è controproducente. In questo modo non si riusciranno mai a formare maestranze e professionalità che servono sempre più a prodotti certificati made in Italy”. C’è anche una geografia del problema. “Le zone che più hanno risentito di questo fenomeno – spiega l’ex assessore Paolino D’Anna – cioè dei precari “usa e getta” sono quelle di Mira, Dolo, Mirano, Scorzè, Martellago e Spinea, cioè centri popolosi in cui sono alla ricerca di lavoro ogni settimana, migliaia di giovani. Giovani che spesso purtroppo dopo un ciclo del genere, ne escono scoraggiati, perdono ogni speranza e preferiscono emi- grare all’estero dove comunque, le forme di impiego a livello contrattuale sono anche più flessibili di quelle italiane. Basti pensare a paesi come Australia, Inghilterra e Stati Uniti”.

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

Le più lette