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INCHIESTA – L’edilizia entra in crisi

ediliziaIl settore edile è stato il più penalizzato dalla crisi che si è abbattuta in tutta l’area euro. E il prezzo lo stanno pagando i lavoratori, come spiega Mauro Baldi della Fillea-Cgil, la sezione del sindacato che si occupa di edilizia e manufatti. “Il Polesine è una provincia con imprese piccole con 3 o al massimo 5 dipendenti. E le politiche governative degli ultimi anni non ci hanno aiutati. La legge Fornero ha aumentato la disoccupazione giovanile, passata dal 25% al 44%, per l’aumento dell’età pensionabile. Siamo tornati ai livelli di disoccupazione giovanile degli anni 70. Anche il Jobs Act è del tutto inutile: gli incentivi per le assunzioni non servono se un’azienda non lavora.

“Il settore edile è stato il più penalizzato dalla crisi: un’ impresa su 2, tra Adige e Po, ha chiuso o è fallita o sta in piedi solo grazie al ricorso degli ammortizzatori sociali. Nel complesso, sono circa 1500 i dipendenti lasciati a casa. Teniamo presente che se non si erigono più abitazioni, negozi o fabbricati, non cadono solo le aziende di costruzioni, ma a ruota, con effetto domino, calano le commesse anche di altri settori strettamente correlati, come quelli dei laterizi e manufatti, dei calcestruzzi, del legno e compensati, di porte e serramenti, del mobile.

Tanto per citare degli esempi, La Cles Costruzioni di Stienta ha chiesto il concordato fallimentare. Il gruppo Sila ha chiuso. La Crivellari e Zebini di Giacciano Con Baruchella prosegue l’attività usando la cassa integrazione. Il Gruppo Avanzi di Ariano Polesine sta usando gli ammortizzatori sociali e in più ha richiesto il concordato. La Sime di Castelnovo Bariano ha chiesto il concordato fallimentare e ha licenziato tutti i lavoratori. L’Ilcea ha avuto un boom grazie alla legge Tremonti bis del 2001, la madre di tutte le speculazioni edilizie, che ha di fatto dato via libera alla costruzione selvaggia di capannoni; ma poi la crisi e le scarse commesse e una proprietà non proprio lungimirante, l’hanno ridotta sull’orlo del lastrico e 57 lavoratori sono in cassa integrazione e in mobilità volontaria, anche se l’iter per far arrivare i loro stipendi sta andando a rilento. Il settore Porte e serramenti, invece, si salva lavorando con i mercati esteri, specie Russia e Cina. Ma il mercato locale non gira”.

“Abbiamo in mente di fare degli stati generali per presentare al futuro sindaco, chiunque egli sarà, un Piano di Lavoro per Rovigo e provincia – continua Baldi – Nel nostro programma, daremo ampio spazio alla messa in sicurezza del territorio (penso all’alveo dei fiumi e agli argini, oltre al litorale costiero). Occorre anche rendere sicure le scuole, visto che ogni tanto capita di sentire che cadano pezzi di calcestruzzo. Poi ci concentreremo sulla ristrutturazione a risparmio energetico degli edifici pubblici e sulla viabilità: abbiamo rotatorie inutili, come quella in via Calatafimi che è cieca, o pianificate male, come quella della Fattoria. Abbiamo strade come viale Trieste solcate da centinaia di veicoli e camion al giorno.

Elisa Dall’Aglio

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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