Sanità in Polesine: “Medici allo stremo”

Schermata 2015-02-20 alle 11.14.05La sanità polesana è in crisi. Non ha dubbi, Davide Benazzo, segretario di Fp – Cgil, la sigla confederale che segue la funzione pubblica e la sanità che è una sua branca. Negli ultimi anni i trasferimenti dalla Regione verso le aziende sanitarie sono calati in modo significativo. Dal 2011 al 2014 c’è stata una riduzione superiore al milione di euro, con altri 900mila che saranno decurtati entro quest’anno.  Benazzo e Riccardo Mantovan, coordinatore delle Rsu (Rappresentanza sindacali unitarie) dell’Ulss 18, non hanno dubbi.

“Gli ospedali di Rovigo e di Trecenta sono in forte difficoltà – spiegano – Come sindacato onestamente non sappiamo più quali risposte dare ai medici che davvero non ce la fanno più”. La prima ricaduta dei tagli è stata sulla dotazione organica del personale. In 13 anni sono stati persi almeno 350 posti di lavoro. Un effetto che si è scaricato su medici, personale infermieristico, tecnico e assistenziale. In misura minore sui dirigenti. Il tutto senza considerare la mancanza di ricambio: l’età media dei dipendenti ormai si aggira sui 50 anni. E più avanza l’età, più pesante diventa fare fronte a situazioni di stress sempre crescente alle quali costringono le decurtazioni di organico. Un circolo vizioso perverso.  “Sento dire – prosegue il segretario – che il problema degli ingorghi del pronto soccorso di Rovigo, intasato 24 ore su
24, deriva dalla recente apertura del nosocomio di Schiavonia: in realtà, le lun
ghe attese dei malati sono causate dalla
carenza di medici e infermieri e dalla
 mancanza di strumenti, sul territorio,
per ridurre l’accesso dei codici bianchi.
 Nei corridoi e in astanteria ci sono barelle piazzate ovunque, con un solo infermiere per venti persone (dato di routine) a fare il giro tra tutte le portantine, sperando non capiti il peggio”.

Il problema comunque non riguarda unicamente il pronto soccorso. “In un reparto di cruciale importanza e delicatezza come la rianimazione dovrebbero essere presenti sette infermieri per turno – aggiunge Mantovan – Invece, spesso ce ne sono solo cinque. L’anno scorso il personale del Suem ha sempre fatto gli straordinari per coprire le emergenze su tutto il territorio. E nel Polo angiografico e di emodinamica si ripete lo stesso copione: i dipendenti prestano servizio 12 ore al giorno per permetterne il funzionamento. Ci sono poi reparti come pneumologia, geriatria e medicina dove sono stati aggiunti 6 o 7 letti bis (per far fronte al numero di degenze, sempre elevato per queste specialità) completamente privi di ausili come il comodino, l’armadietto dei vestiti e, in alcuni casi, anche del campanello per chiamare gli operatori”.  Il sindacato ovviamente farà la propria parte, ma la situazione non appare comunque facile e la soluzione sicuramente non sta dietro l’angolo. “Noi – prosegue Benazzo – organizzeremo varie iniziative sul territorio per segnalare come stanno le cose e denunciare queste difficoltà. E’ importante che la gente lo sappia”.

Un esempio indicato come positivo è quello di Padova. “Qui le sigle sindacali – spiegano infatti Benazzo e Mantovan – in accordo con l’Ulss, hanno chiesto alla Regione di poter superare il budget in deroga”.

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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