Tutti i figli sono uguali

La Legge n.219/2012 ed il decreto legislativo 154/2013 di revisione delle disposizioni in materia di filiazione hanno segnato una svolta nell’ordinamento italiano, cancellando definitivamente le disparità tra figli nati in costanza di matrimonio e figli nati fuori dall’unione matrimoniale (oggi in Italia un bambino su 4). Le differenze tra figli legittimi, naturali e adottivi erano profonde, soprattutto in materia di diritto successorio. Ora invece a tutti i figli è riconosciuto lo stesso stato giuridico: i figli adottivi e quelli nati da coppie non sposate hanno gli stessi diritti successori dei figli nati da coppie sposate, non solo rispetto ai genitori (come in passato) ma rispetto a tutti i parenti, in quanto è riconosciuto il vincolo di parentela anche se la filiazione è avvenuta fuori dal matrimonio o in caso di figli adottivi. Fino a quel momento i figli “naturali” non avevano parenti e la mancanza di un riconoscimento della parentela collaterale si ripercuoteva sui diritti ereditari. Significativa è pure la soppressione del diritto di commutazione, che consentiva ai figli legittimi di liquidare in denaro o in beni immobili l’eredità spettante ai figli naturali. Il minore nato fuori dal matrimonio, per effetto del riconoscimento, viene quindi inserito nel nucleo familiare, e per la prima volta anche ai nonni è riconosciuta la possibilità di far valere in giudizio il loro diritto di mantenere una relazione significativa con il nipote. Ulteriore parificazione è data dal fatto che l’art.3 della l. 219/2012 riconosce la competenza per tutte le questioni inerenti l’affidamento ed il mantenimento dei figli minori al Tribunale ordinario, anche quando i genitori non siano uniti in matrimonio. La legge di riforma del 2012 consente ora anche il riconoscimento dei figli “incestuosi”. Il figlio nato da relazioni parentali può dunque essere riconosciuto in quanto il divieto di riconoscimento dei figli dei parenti risultava gravemente contrastante con lo spirito della riforma, che ha voluto non far gravare sui figli le colpe dei genitori. Sempre in un’ottica di tutela del minore si è poi limitato a 5 anni dalla nascita il termine per proporre l’azione di disconoscimento della paternità; per assicurare effettività a tale diritto è stato quindi portato a 10 anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità per i figli nati fuori dal matrimonio. In conclusione si può dire che la nuova normativa mette al centro il bambino, che non è più figlio legittimo, naturale o adottivo ma solo figlio, adeguandosi ad esigenze sempre più largamente sentite.

 

Avv. Federica Crivellaro

mail: crivellarofederica@libero.it

About Giorgia Gay

Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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