Home Riviera del Brenta Riviera Est Campagna Lupia: i giovani emigrati tornano a casa

Campagna Lupia: i giovani emigrati tornano a casa

sidneyIl sogno è quello di un posto dove trovare un lavoro ben pagato, una posizione ai vertici della società e vivere senza problemi. E’ di quelli tanto alimentati nei talk show televisivi. Talk show che spesso illustrano sempre l’Italia come un paese allo sbando, in cui un futuro per i giovani non c’è. E allora anche dalla Riviera del Brenta gli under 30 partono con un sogno, quello di trovare un lavoro, e rifarsi una vita lontano da questo paese che non offre opportunità, all’estero. I sogni però si infrangono amaramente e in fretta. Nell’80 per cento dei casi, i nostri ragazzi e le ragazze tornano a casa con “le ossa rotte” perché il sogno si scontra con la realtà e con le difficoltà che li mettono alla prova. A illustrare il fenomeno della fuga dei giovani dai 10 comuni del comprensorio della Riviera verso l’estero, è il vicepresidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss 13, Fabio Livieri, sindaco di Campagna Lupia.

”Nei comuni della Riviera – spiega – secondo i dati degli uffici anagrafe e servizi sociali, 470 giovani di età compresa fra i 19 e i 30 anni sono emigrati all’estero nel corso degli ultimi tre anni. L’80% di questi giovani però è rientrato in Italia nel giro di due anni”. Ora vediamo dove vanno. “Quanto alle destinazioni – spiega Livieri – i più scelgono la Gran Bretagna, l’Australia, la Germania e i Paesi del Nord Europa. Pochi, rispetto ad un tempo, scelgono gli Stati Uniti come destinazione, dove rifarsi una vita, ancora meno gente punta sul Sudamerica”. Ma l’emigrazione ora non è più quella di un decennio fa. “Non si tratta, nella maggioranza dei casi – spiega Livieri – di una “fuga di cervelli”, con persone iper qualificate che non riescono a trovare una collocazione lavorativa adeguata in Italia e puntano così all’estero, dove le possibilità sono maggiori. Ora a emigrare sono ragazzi mediamente qualificati. Spesso i maschi scelgono Gran Bretagna e Australia, mentre le femmine Francia e Germania. Dopo due anni dalla partenza, una percentuale che varia fra il 70 e l’80% torna a casa, e le delusioni che riportano con loro sono cocenti”.

I Comuni con la percentuale di giovani emigranti più alta sono Mira, Dolo, Camponogara e Fiesso. ”Sono pochi i casi di ultraquarantenni che lasciano l’Italia in cerca di fortuna – continua. A quell’età generalmente sono state già compiute scelte di vita importanti: figli, mutuo, legami affettivi. La voglia di lasciare tutto viene sostituita dall’impegno a trovare un posto sul territorio”. E su che tipi di lavoro i giovani emigranti cerchino oltreconfine, il sindaco è chiaro: “Spesso i ragazzi, con diplomi e lauree in tasca, credono e sperano di trovare posti apicali. Non si rendono conto che lì sono come gli immigrati qui da noi: l’ultima ruota del carro. In Australia, ingegneri e laureati in Matematica o Lettere tosano pecore. Laureati in Legge fanno i camerieri o i baby sitter a Londra. Forse questi lavori non si trovano anche in Veneto? I ragazzi indebitano le famiglie pur di restare fuori qualche tempo in più, poi in molti casi devono mollare la spugna e rientrare”. Sono anche le cifre dei salari a disilludere. In Australia a esempio, paragonando un mestiere come il cameriere, i soldi che si guadagnano non sono tanto differenti da quelli che si guadagnano in Italia regolarmente assunti, senza contare che il costo della vita lì è più alto. Insomma, forse non resta anche ai giovani della Riviera del Brenta che sperare nella ripresa economica, e smettere di pensare che l’Italia è un posto così brutto, come a volte lo si dipinge.

 

Alessandro Abbadir

 

di Alessandro Abbadir

Le più lette