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Centenario Grande Guerra: Cominetti racconta le trincee

cominettiContinuano nel padovano le celebrazioni per il Centenario della Prima Guerra Mondiale, occasione, tra le altre cose, per riscoprire un artista che con i suoi disegni ha saputo raccontare questo tragico confl itto al di là di ogni retorica. A Piazzola sul Brenta, gli splendidi spazi di Villa Contarini ospiteranno infatti fi no al 2 giugno la più estesa personale di Giuseppe Cominetti mai allestita dagli anni Trenta, quando le opere dell’artista vercellese furono esposte al ridotto del Teatro Quirino di Roma.

Caratteristica particolare dei disegni in mostra è la natura documentaristica oltre che artistica: Cominetti visse in prima persona l’esperienza delle trincee, prima sul fronte francese delle Ardenne e poi, volontario, sul Grappa, e seppe tradurre con grande effi cacia la propria esperienza in un racconto fi gurativo universale. Nei disegni, di diversissima dimensione, numerosi i molto grandi, egli fa sintesi di infi nite realtà che lui e gli altri vivono quotidianamente: i corpo a corpo dei fanti, i cumuli di morti, le sortite della cavalleria, le cadute degli aeroplani, gli scoppi delle granate, i momenti di riposo, meglio di abbandono, nelle trincee e nei ricoveri. Ma anche l’esodo dei profughi veneti sotto i loro carichi di masserizie, lo sfacelo delle case, i buoi abbandonati tra i solchi sotto le granate. Insomma il volto tremendo e vero della guerra, reso con l’essenza del bianco e nero della semplice matita.

Quelle di Cominetti sono certo pagine documentarie, che come tali sono entrate in musei e centri di documentazione in tutta Europa. Ma sono anche e soprattutto opere d’arte, di un artista che trovò una strada autonoma tra divisionismo e futurismo e nuove avanguardie, dimostrando l’eccellenza come pittore, disegnatore, scenografo, costumista e persino designer tra l’Italia e Parigi. Il tratto di Cominetti va oltre l’urgenza realistica assumendo toni espressionistici laddove rappresenta il grido muto dell’orrore che trascorre dagli uomini agli animali attraversando reticolati e fi li spinati, o quando gli alberi stecchiti di un paesaggio desolato diventano simili a quelli di un calvario infi nito e senza tempo, metafora della grande carnefi cina della guerra. Un diario pittorico per cercare, alle Ardenne al Grappa, dalla Francia all’Italia, quell’umanità che la guerra nega e sottrae, e che soltanto attraverso l’arte può essere recuperata. Come nei versi di Ungaretti dal Carso, anche nei disegni di Cominetti si avverte un grido di speranza, oltre il dolore e la sofferenza, oltre la paura e lo sgomento.

di Laura Organte

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news