Claudia Sfriso: “Noi donne sopportiamo meglio e siamo più toste, nella vita e nello sport”

SFRISOSi dice che le donne sappiano fare più cose contemporaneamente e senza perdere la concentrazione. Lo stesso vale nello sport, dove Claudia Sfriso, ex calciatrice chioggiotta, riesce ad eccellere non solo nel Triathlon, combinazione di nuoto, bici e corsa, ma a partecipare addirittura a competizioni di Iron Man, durante le quali i kilometri da percorrere arrivano ai livelli di una maratona e si richiede una resistenza fisica “di ferro”.
La tua carriera di atleta è cominciata dal calcio, come sei passata al Triathlon?
“Fin da giovanissima mi sono sempre appassionata allo sport. Fino al 2008 ho giocato, per lo più come difensore, nel calcio a cinque dei Lions, ma anche in squadre come lo Schio e la Deportivo. Non ho mai avuto intenzione di mollare e ho continuato a praticare nuoto e corsa, finché nel 2009 ho pensato di partecipare al Triathlon di Gorizia, il primo della mia vita”.
Puoi affermare che questo sport abbia apportato qualche cambiamento nella tua vita?
“All’inizio l’avevo presa un po’ per gioco e mi divertivo insieme ai Delfini (associazione sportiva di triatleti chioggiotti, presieduta da Paolo Albiero, ndr). Fin dalle prime gare, però, ho capito che il Triathlon stava diventando la mia vera passione e durante gli allenamenti ho conosciuto anche mio marito, inevitabilmente triatleta. Tuttora, capita ancora di allenarci assieme”.
Quale delle tre frazioni preferisci?
“Il ciclismo è in assoluto il mio preferito. Se ricordo la prima volta che ho provato la bici, in un percorso di 100 km, mi viene ancora la pelle d’oca. È stato davvero amore a prima vista per la bicicletta”.
Come ti prepari a una gara di Triathlon?
“Seguo almeno due allenamenti da 2 km di nuoto alla settimana, oltre agli appuntamenti di squadra. Tra una competizione e l’altra partecipo anche ad altri tipi di gare, come può essere il podismo o il cross. Mi aiuta a mantenermi in forma, soprattutto mentalmente, perché in questo tipo di sport è fondamentale non perdere mai la concentrazione e il ritmo di vita, che viene scandito da riposi e allenamenti ben definiti”.
Quali sono le motivazioni che ti spingono a vivere ogni giorno da triatleta?
“Prima di tutto, mi rende felice. Poi è vero che questo sport ti tira sempre fuori una grinta che non pensavi di avere e aiuta a sentirsi più sicuri di sé. Infine, tra ragazzi della squadra ci frequentiamo anche dopo gli allenamenti: lo sport significa anche tanta amicizia”.
Partecipare ad un Iron Man significa affrontare circa 4 km di nuoto, 180 km in bicicletta e 42 km di corsa. Non è un po’ dura per una donna?
“Le donne hanno generalmente più resistenza degli uomini, nella vita come nello sport. Sappiamo sopportare meglio e siamo anche più toste. Come faremmo altrimenti a destreggiarci tra impegni, lavoro e famiglia? Tutti vedono l’Iron Man come una specialità da “supereroi”, ma esistono varie distanze. Ad esempio, a fine settembre si terrà a Pola l’Half Iron Man, cui parteciperò con buona parte della squadra dei Delfini”.
Certo, iscriversi ad una competizione del genere significa sentirsi abbastanza “forti”, non trovi?
“Non bisogna farlo diventare un’ossessione. Il Triathlon, come l’Iron Man fanno bene alla salute, perché il risultato lo hai sempre e solo con te stesso. Tra i partecipanti di queste gare, al mio fianco trovo anche chi lo fa per mestiere, come ad esempio le Fiamme Oro della Polizia di Stato o i ragazzi dell’Esercito, ma sono tutti degli sportivi molto umili”.
E i giovani chioggiotti come se la cavano?
“Tra le giovani leve dei Delfini abbiamo Silvia Nordio e Luca Tiozzo, entrambi diciannovenni, che stanno partecipando alle prime gare e non se la cavano male. Bisogna avere la pazienza di partire con poco e allenarsi in gruppo per appassionarsi alla squadra. Poi, magari, si decide di comprare la bici e continuare con determinazione”.

Sara Boscolo Marchi

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