DUBLINO: un ponte tra passato e futuro

ponte james joyceOgni giorno alla fabbrica della Guinness, a Dublino, per produrre la birra che Joyce definiva “la scura sublime”, conosciuta e bevuta in tutto il mondo, vengono utilizzati 8 milioni di litri di pura acqua fresca. Una cifra record, ma la cosa più curiosa è che l’azienda, simbolo per eccellenza della capitale irlandese, non spende un centesimo di euro e non paga la bolletta. È tutto offerto dal comune. Fu infatti lungimirante Arthur Guinness, quando nel lontano 1759 firmò un accordo, nel quale si impegnava a dare lavoro ai dublinesi nella sua piccola birreria di St. James’s Gate, senza mai portarla via dalla città, siglando un accordo di concessione per 9000 anni, ottenendo in cambio la fornitura dell’acqua gratuitamente.

Negli anni la Guinness è cresciuta notevolmente, facendosi apprezzare per il suo sapore intenso, e pur non appartenendo più alla famiglia Guinness, mantiene “l’accordo dell’acqua” firmato dal brillantissimo innovatore Arthur. Quasi una pinta su due consumata in Irlanda, ogni giorno, è una Guinnes, dal colore rosso rubino molto intenso (non nero come invece si è abituati a pensare).

birre guinnessE ogni giorno l’edificio (ha la forma di una gigantesca pinta di guinnes) è preso d’assalto da centinaia di visitatori. Incluso nel costo del biglietto, c’è la degustazione di un bicchiere di birra, presso il Gravity ® Bar alla Guinness Storehouse che è il bar più alto di Dublino, a 44 metri di altezza. Da quassù lo sguardo spazia su tutta la città, tra cui l’antica St. Patrick’s Cathedral, tanto a cuore alla famiglia Guinness: negli anni ‘60 del 1800, Sir Benjamin Lee Guinness donò £ 150.000, provenienti dal suo patrimonio personale, per il restauro della chiesa. In fondo si possono ammirare le colline di Wicklow che sono la vera fonte dell’acqua per l’azienda. Ma l’acqua a Dublino non “bagna” solo la birra.

 

dublino1Il fiume Liffey attraversa la città, dividendola nel bel mezzo, prima di sfociare nel mare. E sono numerosi i ponti che “uniscono” la river south alla river north e non passa giorno che non se ne passi uno se si va in giro alla scoperta della città. Il più antico e famoso è quello di Ha’penny Bridge, comunemente chiamato “il ponte di mezzo penny”, in quanto bisognava pagare un tributo per attraversarlo. Si narra che due signori, dovendo attraversare il ponte, chiesero all’addetto al passaggio, quanto costasse portare i bagagli. Il responsabile rispose nulla. E così uno dei due amici saltò sulle spalle dell’altro e attraversarono il ponte in due ma al prezzo di uno. Il più frequentato e più grande è sicuramente O’Connell Bridge (uno dei ponti storici della Dublino della seconda metà del XVIII secolo), dedicato a Daniel O’Connell, il dirigente politico di primo Ottocento, la cui statua bronzea domina dall’alto di una possente colonna l’intera area e che collega O’Connell street alla river south della città. Attraversandolo si arriva alla zona dove il Trinity College fa bella mostra di sé.

È uno dei più prestigiosi istituti d’istruzione a livello europeo e sede dell’University of Dublin, la più antica d’Irlanda, istituita ai tempi della Regina Elisabetta I (nel 1592) e chiusa ai cattolici fino all’Emancipazione, a meno che non si dimostrassero disponibili a cambiare religione e in tal caso l’istruzione per loro era gratuita. Tra i suoi studenti più famosi c’è lo scritto re Samuel Beckett (1906-1991). Passeggiare tra i suoi giardini significa respirare un’atmosfera d’altri tempi, tra il via vai di studenti provenienti da ogni parte d’Europa, la cappella destinata a tutte le religioni, le numerose biciclette parcheggiate lungo i viali e le case antiche, i Rubrics dai mattoni rosso rubino, in tipico stile georgiano che pare siano assegnate agli studenti con i voti più alti o alle personalità di prestigio. Da non perdere la biblioteca che possiede la più vasta collezione di manoscritti e di libri d’Irlanda. Dal 1801 si avvale del diritto di richiedere una copia gratuita di tutto ciò centro congressiche viene pubblicato nel Regno Unito e in Irlanda sulla base delle leggi relative ai diritti d’autore e raccoglie circa tre milioni di volumi. Un grande tesoro è rappresentato dal Book of Kells, uno splendido libro illustrato dai monaci celtici contenente i quattro Vangeli e il Nuovo Testamento. La sala principale della Vecchia Biblioteca, la sala Lunga, accoglie qualcosa come duecentomila libri. Aggirandosi tra gli enormi e alti scaffali si può ammirare anche l’arpa più antica rimasta in Irlanda, fatta in legno di salice, con corde in ottone (risale probabilmente al XV secolo). E ricorda la forma di un’arpa (che poi è anche il simbolo dello stato irlandese, ma siccome Guinness aveva già registrato l’arpa come marchio, lo Stato decise di utilizzarla al contrario) anche il nuovo ponte, opera dell’architetto Santiago Calatrava (lungo 120 metri e costato ben 59 milioni di euro), situato nell’area New Docklands, la vecchia zona industriale con bassi fabbricati e poche abitazioni che si sta trasformando in un quartiere sempre più all’avanguardia e di tendenza.

Proprio di fronte al ponte sorge il grande Centro Congressi (può ospitare 8000 persone ed è il primo al mondo ad essere stato costruito con materiali a basso contenuto di carbonio), dalle ampie vetrate su cui il sole crea particolari giochi di luce. Lungo il marciapiede che costeggia il fiume si notano le statue, dall’intensa forza espressiva, che ricordano gli emigranti durante la carestia delle patate (1845), alimento principale della nazione intera. Era il 1845 e furono anni difficili, in quanto portarono la popolazione a vivere oltre gli estremi della povertà. Ci furono 3 milioni di morti, tra quelli morti di fame e quelli che morivano lungo il viaggio verso lidi migliori, tanto che le navi merci che trasportavo anche le persone erano state soprannominate “navi-bara”. Ancorata alla riva vi è anche la ricostruzione di uno di questi modelli. Il quartiere Docklands si anima anche grazie al Palaconcerti O2, il più grande della nazione, che ha ospitato alcuni degli artisti più famosi al mondo, come Madonna, e allo stadio Aviva, in funzione per il rugby e per il calcio. Dal quartiere moderno ci si sposta poi nell’antico quartiere di Temple Bar, a sud del Liffey, il regno dei pub irlandesi tra i vicoli stretti e acciottolati, dove non manca mai oltre alla guinness, anche un bicchiere di whiskey (Dublino è anche la sede della distilleria Jameson che si può visitare per scoprire la storia di questo pregiato liquore). In epoca georgiana era il quartiere di artigiani e mercanti, mentre oggi è abitato da giovani artisti che danno vita ad innovative iniziative. Ancora un “ponte ideale” tra il volto tradizionale e quello all’avanguardia dell’Irlanda.

 

testo e foto di Lucrezia Argentiero

Lascia un commento