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Epatite C, nuovo farmaco: Ulss 17 uno dei due centri padovani autorizzati

farmaco epatite cGarantisce una guarigione totale per il 90 per cento dei casi, contro il 50-60 per cento dell’efficacia delle vecchie cure. Anche per questo il nuovo farmaco concesso all’Ulls 17 rischia di diventare una rivoluzione nella cura dell’epatite C. L’Ulls 17 è infatti uno dei due centri padovani autorizzati alla somministrazione del Sofosbuvir, farmaco destinato a soppiantare le attuali cure contro la patologia.

L’epatite C è una malattia infettiva di origine virale che, cronicizzando, porta a gravi alterazioni del fegato, evolvendo fino a malattie di estrema gravità come la cirrosi epatica e il cancro al fegato. Spiegano il primario di Medicina Lucia Anna Leone e il responsabile di Epatologia diagnostica Mauro Mazzucco: “La terapia tradizionale, fi no ad oggi, si basava su due farmaci – l’interferone e la ribavirina – obbligando il paziente ad lungo trattamento, da sei mesi ad un anno, ad un numero notevole di effetti collaterali come dolori muscolari e stati depressivi, e soprattutto ad un’effi cacia non eccelsa, con una guarigione piena riscontrabile solamente nel 50-60% per casi”. Il Sofosbuvir, invece, assicurerebbe la totale guarigione nel 90% dei casi, con un trattamento che non va oltre i tre mesi e con effetti collaterali quasi azzerati. Aggiunge Salvatore Barra, direttore sanitario dell’Azieda: “Il vero limite di questo farmaco è il costo: un trattamento di tre mesi costa almeno 45 mila euro a paziente. L’Usl 17 ha già effettuato una prima selezione di pazienti candidabili, seguendo i rigidi parametri imposti da Regione ed Aifa: almeno inizialmente, il trattamento con Sofosbuvir sarà riservato ai pazienti più gravi, dunque a quelli in lista d’attesa per il trapianto di fegato, ai malati di cirrosi epatica e fi brosi epatica in studio avanzato o con disturbi gravi conseguenti all’infezione”.

Il farmaco non verrà negato a nessuno, almeno a lungo termine, ma la precedenza in questa prima fase andrà ovviamente a chi non può aspettare. La lista d’attesa dell’Usl 17 conta già cento pazienti, di cui un quarto da fuori Usl, tutti con meno di 60 anni. “Con questo farmaco si va ad impattare sempre meno sulla qualità di vita del paziente – puntualizza tra le altre cose il dottor Mazzucco – con attenzione anche a non far perdere giornate di lavoro all’utente, dunque con positive ricadute pure a livello sociale. Recenti previsioni hanno stimato che, anche grazie a questi nuovi percorsi, tra 15 anni non parleremo più di Epatite C nei nostri territori”.

 

di Nicola Cesaro

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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