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Il Tar riapre alle trivelle. Ma Azzalin…

vibroseisCon la bocciatura della richiesta del permesso di ricerca di idrocarburi contenuto nella Deliberazione della Giunta regionale del Veneto del 30 dicembre 2013, la Regione pensava di aver messo una pietra sopra alla caccia al gas presente nel sottosuolo polesano. Ma così non è stato. Il Tar di Venezia, infatti, ha accolto il ricorso della Northsun Italia ed ha annullato l’atto regionale nel quale si esprimeva il diniego all’istanza di ricerca, in recepimento delle conformi conclusioni della Commissione regionale per la valutazione di impatto ambientale, secondo una pluralità di ragioni.

Il progetto in questione si chiama “La Risorta” ed interessa i comuni di Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze ed Ariano Polesine in provincia di Rovigo, oltre a quelli di Berra, Mesola, Jolanda di Savoia e Codigoro in provincia di Ferrara. La stessa Provincia di Rovigo si era pronunciata con un secco no alla richiesta dell’azienda che è, di fatto, una controllata dell’australiana Po Valley Energy. Un no che ora rischia di rimanere solo sulla carta, visto che il via libera del Tar permetterà alla Northsun di iniziare le operazioni di ricerca. E’ bene chiarire che non si tratta (almeno per il momento) di trivellazioni, ma di ricerche che avvengono attraverso i cosiddetti “vibroseis”: “Il metodo – si legge nel progetto – consiste nel fare vibrare una massa di alcune tonnellate appoggiata sul terreno e quindi trasmettere una sollecitazione (a bassa energia e periodo di alcuni secondi) di durata variabile nel tempo. Gruppi (catene) di geofoni registrano poi le onde riflesse dai diversi strati del sottosuolo. La metodologia di indagine è indiretta e di tipo non distruttivo”. E’ proprio per questo motivo che il tribunale amministrativo ha dato ragione alla Northsun. La principale motivazione del no all’istanza di ricerca sollevata da parte della Regione, infatti, era che l’area interessata ricadeva grosso modo nell’areale del Parco regionale del Delta del Po e che proprio la legge regionale 8 settembre 1997, n. 30, all’art. 30, comma 1, lett. b), dispone che “è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo”.

Tuttavia, oltre al fatto che, per esempio i Comuni di Gavello e Villanova Marchesana sono esclusi da una simile tutela, la Northsun ha avuto buon gioco nel far accogliere dai giudici la tesi secondo la quale le attrezzature relative al vibroseis, che non sono né pozzi né impianti, ma attrezzature montate su camion, non ricadono nell’esplicito divieto della legge istitutiva del Parco. La sentenza del Tar è chiara: l’utilizzo di veicoli denominati “vibroseis”, che costituisce la tecnica meno invasiva di indagine della composizione del sottosuolo, dato che le eventuali alternative evidenziate nello studio di impatto ambientale (massa battente o esplosivo) si rivelano maggiormente impattanti, e in un tale contesto non appare pertanto giustificata la prospettazione da parte della Regione della necessità di una rinuncia alle attività previste da parte della ricorrente, perché una tale rinuncia comporterebbe il sacrificio dell’utilità perseguita dall’iniziativa nonostante la sostanziale assenza di effetti significativi dal punto di vista ambientale. Che l’utilità finale perseguita sia lo sfruttamento degli eventuali giacimenti di metano non rappresenta un motivo sufficiente per fermare fin da subito ogni tentativo. Le ricerche, quindi, possono partire.

 

Ma Azzalin ha pronta la proposta di modifica della legge del Parco

“Il Delta del Po conosce bene quale sia il problema della subsidenza causata dalle estrazioni di metano e non intende concedere nessun appiglio a chi voglia mettere le mani sul gas presente nel sottosuolo”. Con queste parole il consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin ha illustrato la proposta di legge che ha elaborato e che va a modificare l’articolo 30 della legge istitutiva del Parco del Delta del Po in modo da rendere impossibile la ricerca con ogni mezzo di idrocarburi: “La ratio della norma era già chiara, ma la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso della Northsun e abrogato la delibera con la quale la Regione non concedeva il permesso di ricerca, ha reso necessaria una precisazione e quindi, al posto del comma che recita ‘è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo’ con questo emendamento si inserisce la dizione ‘ non sono rilasciati: permessi di ricerca di idrocarburi, autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi’”.

“Se la ratio della norma citata è chiara – si legge nella relazione del progetto di legge in riferimento alla legge istitutiva del Parco – meno lo è lo scopo di una ricerca per l’individuazione di depositi metaniferi, la cui presenza è nota e confermata dai fatti sopracitati, che non sia prodromica ad un successivo sfruttamento. Per evitare ogni tipo di fraintendimento semantico e ribadire una chiara volontà manifestata a più riprese da parte della Regione Veneto, il presente Progetto di legge si propone, quindi, di emendare l’articolo 30, comma 1, lettera b), della legge regionale 8 settembre 1997, n. 30, ricomprendendo nel divieto ogni tipo di ricerca di idrocarburi, con qualsiasi mezzo essa avvenga, vietando il rilascio di permessi di ricerca così come le autorizzazioni per l’estrazione di idrocarburi nell’ambito dell’intero territorio dei comuni interessati dal Parco del Delta del Po”. Il consigliere del Pd si dice sicuro che “anche questa volta come in quell’occasione la politica veneta ribadirà con forza una volontà che vede tutti dalla stessa parte in difesa del territorio, senza steccati partitici di sorta”.

di Francesco Campi

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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