La testimonianza. Tiziana Piva racconta la sua Africa

mostra burundi pivaChe cosa sia il “male d’Africa” lo si può comprendere ascoltando il racconto di Tiziana Piva, di professione autista soccorritore presso l’Ulss 14 e coordinatrice della croce rossa, che ha deciso di partire come volontaria in Africa. Un desiderio però che coltivava da diversi anni e che, grazie al sostegno della famiglia e degli amici, è riuscita a realizzare.

Tiziana infatti si è rivolta alla Congregazione delle Serve di Maria Addolorata che gestiscono proprio in Burundi, precisamente a Gitega, una missione e hanno costruito un dispensario medico nel quale la volontaria ha potuto fornire la propria professionalità. “Nella missione è stato possibile toccare con mano la vera povertà – racconta Tiziana Piva – Il primo giorno sedendomi alla povera mensa delle suore mi sono vergognata di mangiare avendo osservato cosa c’era fuori. Ho visto che cos’è la miseria, non ci si veste con abiti decenti e i bambini non giocano. Si diventa grandi subito, si tengono i fratellini e si va al fiume a prendere acqua, cosa assai rara! Di fronte a questa triste realtà e a tanta sofferenza, senti di essere impotente e per quanto cerchi di fare, ti sembra di non aver fatto nulla”.

Inizialmente lo scopo di Tiziana Piva era far conoscere le manovre necessarie per la disostruzione pediatrica ma poi in realtà si è dovuta adattare a quello che aveva davanti; il dispensario infatti è una struttura nuova ma che ancora necessita di essere allestita di tutti i mezzi necessari per curare i malati. Per tale ragione è nata l’idea di una cena di beneficenza per il progetto “Da Chioggia a Gitega, Burundi” e di realizzare, grazie alle foto scattate in Africa, una mostra con lo scopo di raccogliere le offerte per Gitega. Le foto che ritraggano volti sorridenti dei bambini incontrati sono in vendita così da contribuire concretamente a sostenere l’opera missionaria. “Spero con la mostra – conclude Piva – di farvi rivivere un po’ di Africa. Desidero inoltre aiutare le suore a sostenere economicamente chi non può neppure permettersi una visita medica e a garantire a tutti i bambini un’infanzia serena”.

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