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Medici di base: emergenza (quasi) finita ad Adria

rosa barzanPotrebbe essere vicino a una soluzione il “caso” dei medici di base ad Adria. Il cui numero si era bruscamente ridotto, complice il pensionamento, di tre unità. Una diminuzione significativa in un centro come Adria, che aveva immediatamente portato a una serie di disagi immediatamente portati all’attenzione dell’amministrazione comunale e dell’azienda sanitaria Ulss 19 di Adria e del Basso Polesine. Ora l’allarme potrebbe rientrare, dal momento che entro fine marzo almeno una nuova dottoressa dovrebbe prendere servizio, così da rendere la situazione almeno un po’ più tollerabile.

La buona novella arriva direttamente dal direttore generale dell’Ulss 19 Pietro Girardi. “Abbiamo individuato – dichiara – il sostituto per i circa 350 pazienti che, al momento, non hanno ancora provveduto a scegliere un nuovo medico curante tra quelli attualmente presenti sul territorio”. Anche nel caso che il medico donna in questo modo individuato non dovesse accettare, in ogni caso la soluzione non dovrebbe farsi attendere. “Se questa professionista – continua infatti GiIrardi – che, come prevede la legge in materia, è della provincia di Rovigo, non dovesse accettare l’incarico proposto, siamo già pronti a contattare professionisti da fuori provincia”. Nessun allarme quindi. Il tutto con una precisazione. “Si deve sempre tenere conto – dice infatti ancora il numero uno della sanità ad Adria e in Basso Polesine – che stiamo parlando di una dottoressa che avrà un incarico provvisorio, di sostituto, in attesa che la Regione completi le procedure previste per l’emanazione di un bando di concorso per scegliere in maniera definitiva il medico”.

I tempi non si annunciano in ogni caso celeri. Potrebbe essere necessario un anno circa. Intanto la soluzione ponte comunque consentirà anche a quei circa 350 adriesi che non hanno cambiato curante di non rimanere scoperti nel corso di questo periodo. Tutto risolto quindi? Non proprio. Le polemiche, infatti, continuano a non mancare. Ad aprire la carrellata delle critiche è Michela Grotto, del Comitato per l’articolo 32 sanità e sociale, assieme Rosa Barzan, consigliere comunale dell’Idv. Accusano l’azienda di essersi attivata con ritardo eccessivo: “I cittadini sono stati abbandonati. I pazienti dei medici di base ora in pensione si sono dovuti arrangiare, sobbarcandosi lunghe code agli sportelli per trovarsi un nuovo punto di riferimento tra quelli già esistenti per le cure, le ricette e le impegnative per effettuare esami diagnostici”. Il tutto con una ulteriore complicazione: se infatti nei passaggi da un medico all’altro i casi più complessi e delicati sono stati gestiti con il massimo dell’attenzione e della professionalità, qualche problema c’è stato nel caso di passaggi di consegne maggiormente routinari, ma non per questo banali per i diretti interessati. “I nuovi medici si lamentano di non essere in grado di ricostruire la storia clinica di molti pazienti gravi – proseguono Grotto e Barzan – Molti anziani non ricordano tutti i farmaci assunti in passato o tutti gli esami diagnostici a cui sono stati sottoposti fino a ora. Col rischio di riferire al nuovo curante dati sbagliati o parziali o peggio, di dover ripartire da zero. Sarebbe stato opportuno muoversi con maggiore anticipo. Così sarebbe stato possibile evitare tanti disagi”.

 

di Elisa Dall’Aglio

Giorgia Gay
Giornalista professionista, nata sulla carta ma con un'anima social e una passione per le web news

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