Noventa Padovana, anniversario della Liberazione: la testimonianza di Gian Antonio Crestanello

commemorazione noventa padovana 25 aprile“Il 25 aprile 1945 mi trovavo ad Arre, in campagna, dove mi ero rifugiato con la famiglia per scappare dai bombardamenti che colpivano Padova. La liberazione, nelle diverse zone del Paese, è avvenuta in giorni differenti, perché gli alleati avanzavano a sacche. Ero poco più di un bambino, ma mi è chiarissimo in mente l’arrivo degli americani. Dai cingolati lanciavano gomme americane e arance a noi, accalcati sui bordi delle strade sterrate. I soldati che procedevano a piedi raccoglievano fiori dai campi e le ragazze e gli anziani della zona applaudivano. Ricordo un soldato che, dalla torretta del carro armato, suonava la fisarmonica. Dopo non so quanto tempo, ho visto donne ballare. La gente gridava “Siamo liberi!” e si abbracciava per strada. È stata una liberazione, anche interna, da una dittatura, da un incubo”.

Gian Antonio Crestanello, padovano di nascita, da quasi quarant’anni vive a Noventa, dove negli anni Novanta è stato assessore alla cultura e alla pubblica istruzione e vicesindaco, poi presidente del comitato di biblioteca. Oggi ha 84 anni e il suo tempo libero lo dedica, in qualità di segretario, all’associazione Combattenti e Reduci, la cui prima sezione di Noventa compie 80 anni, essendo stata fondata il 29 aprile 1935. Il 25 aprile l’amministrazione comunale, in collaborazione con la sezione locale dell’associazione nazionale Combattenti e Reduci, organizza un momento pubblico di commemorazione. “L’associazione collabora con l’amministrazione comunale nella celebrazione di alcune manifestazioni annuali – spiega Crestanello -. Oltre al 25 aprile, il 2 giugno (per la festa del volontariato locale), il 4 novembre (festa delle forze armate), il 4 dicembre (festa di santa Barbara), nella Giornata della Memoria e in quella del Ricordo. A Padova, inoltre, partecipiamo il 14 agosto alla commemorazione di padre Kolbe nella basilica del Santo, il 17 agosto alla quella dell’eccidio fascista di via santa Lucia e della fucilazione dei partigiani alla caserma Pierobon, a fine settembre a quella dei deportati nei lager nazisti nel tempio dell’Internato ignoto”. Soprattutto, i novanta soci sono sempre disponibili a portare la loro testimonianza diretta nelle scuole del comune.

“Per noi è importante educare i giovani alla pace – aggiunge il segretario -. A loro spiego di avere tenuto un diario quotidiano dei miei giorni da sfollato: ho dovuto abbandonare presto la scuola e, per non perdere l’abilità alla scrittura, mi esercitavo ogni giorno. Leggo loro di quando sono state scardinate le cancellate di ferro di tutte le abitazioni, perché il duce voleva venissero fuse per produrre armi, o del mio compagno di banco che il 16 dicembre 1943, subito dopo essere scappati da scuola poiché era suonato l’allarme bombe, ha perso l’uso delle gambe rimaste schiacciate sotto le macerie. Quando conoscono le persone che certe situazioni le hanno vissute davvero, i ragazzi prestano attenzione, si informano, riflettono”. Nei giorni tra il 28 e il 29 aprile 1945 Noventa Padovana fu teatro di piccoli scontri, in cui gruppi isolati di nazisti, in parte autori del contemporaneo sterminio di Saonara e di Villatora, tra via Camin e il ponte di Noventa uccisero Pietro Polato e Cesarino Masiero (considerati partigiani), Orfeo Bettini, Gino Bisato, Camillo Bettini (considerati resistenti), Carla Canova ed Enrico Zanin (cittadini); ferirono Pietro Maretto e Bruna Lazzaro (cittadini).

Cinzia Agostini

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