Storie dall’Asilo notturno: “Presi a calci dalla vita, da qui ripartiamo”

Giocomo Gasparetto Mirco Asilo NotturnoUn appartamento con 8 posti letto, aperto dalle 22 alle 7 del mattino, in cui si incontrano uomini e donne arrivati da percorsi diversi ma con un comune denominatore: la necessità di un posto da chiamare casa. E’ l’asilo notturno che gestisce Arcisolidarietà, l’associazione presieduta da Donata Tamburini, che può ospitare 6 uomini e 2 donne, per un massimo di 30 giorni.

Qui, in questi giorni, ci sono storie diverse, di persone che non ce l’hanno fatta, che sono state sopraffatte e che hanno dovuto chiedere aiuto, tutte accudite la notte dal volontario Mirco. Non solo stranieri, come è spesso troppo facile pensare, ma anche italiani, uomini e donne che non hanno altro posto dove andare. C’è Rosa (il suo nome, come quello di tutti gli altri ospiti, è di fantasia, le loro storie no)che ha 61 anni e dorme qui da quando ha perso la casa: “Avevo un compagno che è mancato prima di potermi sposare – racconta con le lacrime agli occhi – così la sua famiglia mi ha cacciato dalla casa dove vivevo, che era di sua proprietà. Sono rimasta senza nulla, allora sono venuta qui”. Rosa ha una figlia che non vede da oltre vent’anni e un fratello con il quale non è in buoni rapporti, la sua “casa”, per trenta giorni, sarà l’asilo notturno di Arcisolidarietà.

Ma durante il giorno non si può rimanere nell’appartamento, così bisogna trovare qualcosa per occupare le giornate: Rosa va in chiesa e prega. C’è anche Mario che di anni ne ha 42 e dorme qui da qualche settimana: “Ho perso il lavoro un anno fa – racconta – poi sono iniziati i contrasti con mia moglie, ci siamo separati e a lei è rimasta la casa. Sono rimasto senza nulla, ho dormito in macchina per mesi, ma a Ferrara, perché non volevo che qui a Rovigo qualcuno mi vedesse. Ora grazie agli assistenti sociali sono qui”. Mario ha una figlia che non può vedere ed è per lei che è rimasto qui e non è andato a cercare fortuna altrove. “Tutti gli amici che avevo prima – racconta commosso – ora non mi rispondono nemmeno al telefono. Ho pensato di farla finita, lo ammetto, ma come posso abbandonare mia figlia? Devo resistere per lei”. Oggi, Mario, ha trovato un lavoro: è in prova, ma può sperare.

Sara Dainese

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