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Adria: Pesca di frodo, ora è emergenza vera

pescafrodoIl sogno del presidente di Palazzo Celio e sindaco di Ceneselli, Marco Trombini, è quello di fare del Polesine “il paradiso della pesca sportiva”. Quello che non manca, infatti, al territorio tra Adige e Po, sono proprio le acque dolci dei canali interni, luogo ideale per le competizioni disputate a colpi di lenze e ami. Il Canalbianco, a questo proposito, all’altezza di Cavanella Po, è da circa quattro anni il campo di gara ufficiale dell’Apsas, l’Associazione pesca sportiva di Rovigo, che conta sempre più tesserati anche da fuori provincia. Un campo gara che dalla sua ha il pregio di essere rettilineo e di essere praticabile da entrambe le sponde, che, tra l’altro, sono asfaltate permettendo agli agonisti di parcheggiare agevolmente lungo il ciglio stradale.

“Sabato 28 marzo sono andato a vedere una gara a Loreo – racconta Trombini – che è andata davvero bene, è stata molto partecipata. Il 26 aprile, a Cavanella, se ne disputerà un’altra in ambito Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquea), la seconda prova campo italiano società”. Non solo passione. “Perché, se tanto mi dà tanto, chi viene da lontano può trascorrere l’intero fine settimana in Polesine, consumando, con un ritorno economico anche per gli esercenti locali”. Ma c’è un ostacolo, non da poco, purtroppo, da superare per spalancare le porte di questo

Eden: il fenomeno del bracconaggio ittico. Risale solo a un mese fa l’ultimo di una lunga serie di sequestri, da parte delle forze dell’ordine, di un succulento bottino: lungo l’argine della Fossa Maestra a Canda, i predoni sono stati fermati con quattro quintali di siluri, 800 metri di reti e un’imbarcazione a motore.

Il principale obiettivo dei pescatori di frodo, com’è noto, è quello di catturare per l’appunto i siluri: le loro carni, infatti, sono considerate una prelibatezza su gran parte dei mercati dell’Est Europa, dove sono vendute anche a 15 euro al chilogrammo. Una vera manna per gli abusivi, che razziano le acque dolci usando metodi illeciti, come l’elettrostorditore: si tratta di reti appositamente e illegalmente formulate, collegate a elettrodi che rilasciano corrente elettrica, facilitando non di poco la cattura della preda.

In tal modo i bracconieri non si garantiscono solo una quantità enorme di siluri, ma fanno anche strage di altre specie ittiche, come le carpe, i lucci o le scardole. Di fatto, svuotano letteralmente le principali arterie fluviali. La questione dei pescatori di frodo affligge il Grande Fiume e il Canalbianco da almeno una decina d’anni. Un problema che non riguarda solo gli appassionati, ma anche una quindicina di famiglie polesane che vivono vendendo il pescato, risultando quindi dei professionisti veri e propri.

Tra l’altro non è facile intraprendere la lotta contro chi si dedica a una attività di questo tipo. Solitamente infatti le razzie nel Po, nel Canalbianco o in altri corsi d’acqua avvengono di notte, quando minori sono le possibilità di essere notati, a meno che non siano messi in cantiere servizi straordinari delle forze dell’ordine. Attività che, nelle attuali ristrettezze economiche che affliggono non solo i privati, ma anche la pubblica am- ministrazione, certo non possono essere calendarizzate con eccessiva frequenza. Se non si riesce a cogliere i pescatori con le mani nel sacco mentre esercitano la pesca senza le dovute autorizzazioni o con modalità vietate, non resta che intercettare i carichi di pesce in questa.

di
Elisa Dall’Aglio

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