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Adria, prosegue la lotta contro la serrata degli uffici postali

uffici postaliLa protesta si è spostata al mercato del sabato, con un gazebo ad hoc. Anche gli adriesi potranno contribuire con la loro firma alla lotta alla serrata degli uffici postali frazionali, che per il Polesine sono quattro: Bellombra, Cavanella Po, Ca’ Venier e Grillara. “Solo dal comprensorio delle frazioni – commenta i primo cittadino del capoluogo etrusco – ne abbiamo messe insieme ben 500. Non solo grazie al lavoro instancabile dei delegati frazionali, ma anche perché i cittadini sentono molto il problema e sono ben consapevoli dei disagi che comporterebbe la scomparsa dei punti di riferimento postali, specie per gli anziani che ogni mese vanno proprio in posta a ritirare la pensione”. Continua senza sosta, dunque, da parte dell’amministrazione Barbujani, la lotta contro la chiusura degli uffici periferici di Bellombra e Cavanella Po, definiti da Poste spa “improduttivi”, quindi da chiudere. La serrata, nelle intenzioni comunicate a fine gennaio per boc- ca dell’amministratore delegato dell’Azienda romana, Francesco Caio, sarebbe dovuta scattare lo scorso 13 aprile.

Si tratta di una storia lunga che si sta trascinando da mesi, in cui gli attori coinvolti sono stati numerosi e, come in un palcoscenico, non sono mancati anche clamorosi colpi di scena condotti a colpi di sentenze. Tutto è iniziato a fine gennaio, quando Poste Spa ha reso noto il nuovo piano di ristrutturazione aziendale. Che, ovviamente, ha messo in allarme i lavoratori, gli amministratori dei comuni coinvolti e la sigla sindacale che rappresenta e tutela, per numero di iscritti, la quasi totalità dei dipendenti del settore, la Cisl Funzione Pubblica.

Dipendenti che già non se la passano proprio bene dal punto di vista dell’organico. Ne sono stati sforbiciati negli ultimi anni, secondo il segretario regionale della Slp-Cisl, Fabio Colombo, più di duecento in pochi anni, o perché andati in pensione, o perché è scaduto loro il contratto sottoscritto. Ma il risultato è comunque lo stesso: il mancato turnover ha fatto sì che impiegati e postini non siano più stati rinnovati e il surplus di lavoro, nolenti o volenti, è stato spalmato su quelli rimasti.

Ma il piano di riorganizzazione emanato dall’azienda di Viale Europa, a Roma, non ha in cantiere solo chiusure: per molti altri sportelli che di fatto non chiudono, scatterebbe una drastica riduzione dell’orario di apertura, cui si aggiungerebbe l’estensione progressiva della digitalizzazione e la vendita di prodotti finanziari, “proprio come fanno le banche – aggiunge Colombo. Dimenticando, però, che la clientela è costituita da piccoli risparmiatori”.

di
Elisa Dall’Aglio

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