Aperto il casello di Martellago-Scorzè

caselloSi chiama Martellago-Scorzè il nuovo casello del Passante, inaugurato lo scorso 1 aprile. Un taglio del nastro avvenuto tra le proteste, pacifiche, dei comitati, contro un’opera considerata troppo impattante per il territorio. Il cantiere del casello era partito a gennaio 2013 e si era concluso il 30 novembre scorso. Da allora, sono state sistemate le banchine, i cartelli stradali di accesso e di uscita, fatti gli allacciamenti Enel e le altre rifiniture. Una discussione accompagnata da polemiche e da discussioni da parte dei comitati locali e anche nelle varie sedute dei due Consigli comunali per la forma a diamante rovesciato e dimensioni, considerate molto impattanti. Sopra l’autostrada passa un viadotto lungo 575 metri per collegare l’entrata e l’uscita, oltre a quattro rotatorie per favorire l’innesto della circolazione in autostrada.

Per arrivare al casello ci sono la bretella da via Boschi, tra Martellago e Scorzè, e la tangenziale a nord di Martellago, lunga cinque chilometri e mezzo, che parte dalla Kelemata sulla Castellana. In quest’ultima ci sono quattro rotatorie: agli incroci con via Canove e in via Morosini a Martellago, via Ponte Nuovo e via San Paolo a Scorzè. Manca la complanarina di circa un chilometro, che dalla Moglianese, zona via Astori, arriverà al casello. Sarà finanziata da Cav per quasi 5,8 milioni di euro, mentre il progetto sarà in carico di Veneto Strade: non se ne parlerà prima di due anni. “La spesa è stata di oltre 51 milioni di euro – spiega l presidente di Cav, Tiziano Bembo – per cercare di ridurre l’impatto ambientale. Attorno abbiamo piste ciclabili e aree verdi. A chi protesta dico che è legittimato a farlo, il Passante ha lasciato aperta una ferita ma, come da statuto, i nostri utili di bilancio andranno per le nuove opere del territorio da decidere con la Regione”.

Il sindaco Monica Barbiero punta sulle aree verdi. “Quest’anno – dice – il tradizionale “Un albero per ogni nato” è stato fatto proprio a fianco dell’autostrada. In estate vorremmo fare dei percorsi musicali e teatrali per sfruttare e far conoscere questo aspetto del nostro territorio”. Il collega di Scorzè Giovanni Battista Mestriner ricorda il prezzo che si è dovuto pagare. “I campi distrutti, il silenzio rotto, e l’ambiente compromesso – aggiunge – e abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra. Per noi di cultura contadina, non è solo luogo di lavoro o di residenza, è identità. Ciononostante, ancora una volta, come abbiamo continuato a fare negli ultimi 70 anni, in nome della difesa del progresso e delle opportunità economiche e relazionali, siamo stati disponibili come società a metterla a disposizione. Non dimenticatevene mai, perché i minori costi di trasporto, le opportunità date alle realtà produttive non sono solo il giusto riconoscimento per i vostri meriti, ma è anche frutto del sacrificio di molti. Mi auguro che quest’opera possa davvero contribuire al progresso economico e culturale della nostra terra”.

di
Alessandro Ragazzo

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