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Bruno Carraro, scrittore e venditore di bibite

71[1].carraro brunoBruno Carraro è nato nel 1938, vive e lavora a Massanzago, dove gestisce una ditta specializzata nella distribuzione e vendita di bibite assieme al figlio Andrea. Bruno Carraro ha fatto la quinta elementare a Santa Maria di Sala, poi ha lavorato nel settore del mobile a Como e all’Alfa Romeo di Milano. Dopo qualche anno è tornato in Veneto e ha cominciato a commerciare bibite e acque minerali assieme a un cugino di Spinea. “Io e mio cugino, abbiamo lavorato un po’ di anni assieme, poi ho aperto una ditta con mio figlio Andrea. Nel comprensorio del mirese non c’è una casa dove non abbiamo portato l’acqua”.

Lei lavora in questo settore dal 1968 cosa è cambiato?

“Questo commercio è completamente cambiato da quando abbiamo cominciato. Una volta si vendevano molte più bibite gassate e alcolici, nei camioncini caricavamo di tutto. Oggi principalmente commerciamo acqua minerale, che costituiscono circa l’ottanta per cento di quello che vendiamo. Noi teniamo 36 marchi diversi di bibite e commerciamo undici milioni di bottiglie l’anno, abbiamo un grande magazzino all’ingrosso”.

L’argomento acqua è sempre di grande interesse, quale acqua si deve bere?

“Le aziende fornitrici ci informano sui vari prodotti e ci riferiscono che l’acqua non cambia quando è conservata nelle bottiglie di vetro; bere in vetro è bere sicuro. L’acqua nel vetro non teme l’esposizione al sole, per questo è stata emanata anche una legge che vieta di esporre al sole l’acqua in plastica”.

Il vetro è migliore della plastica anche per l’ecologia.

“Proprio così! La plastica diventa un problema per lo smaltimento. All’estero le bottiglie in plastica sono tassate e hanno una cauzione, qui da noi questo concetto deve ancora arrivare”.

Secondo lei quale potrebbe essere una ricetta anticrisi?

“Nel mio settore, se l’Italia utilizzasse il sistema del vetro, ci sarebbero migliaia di posti di lavoro in più; solo qui da me servirebbero almeno altre quattro persone. Ci sarebbe più giro per le consegna delle cassette e per il ritiro dei vuoti”.

Soddisfazioni?

“Tante! Noi lavoriamo a contatto con la gente, con- struendo un rapporto diretto. Sono anni che non conse- gno più bibite a domicilio e ancora la gente mi manda a salutare; questo mi fa molto piacere”.

Passioni?

“La mia passione è la bicicletta. Un tempo gareggiavo e adesso sono vice-presidente del museo nazionale del ciclismo santuario Madonna del Ghisallo a Como. Partecipo all’organizzazione del Giro d’Italia e quest’anno sono riuscito a farlo passare per Sant’Angelo, il paese dei campioni Toni Bevilacqua e Mario Vallotto. Nel 1974 sono venuto a Sant’Angelo e ho visto che si erano dimenticati i due campioni internazionali e così mi sono messo a fare delle ricerche, poi il comune ha dedicato una piazza a Bevilacqua è una via a Vallotto. Al giro d’Italia a Nizza ho incontrato il giornalista Claudio Gregori e con lui abbiamo pensato di scrivere un libro per il campione Bevilacqua: Labrón”.

Qual è il compito del vice-presidente del museo?

“A fine Giro d’Italia raccolgo le maglie dei campioni, e le bici se me le regalano; poi porto tutto al museo. Nel museo ci sono circa duecento biciclette esposte tra queste quelle di Coppi, Bartali, Moser; inoltre ci sono 860 maglie. Per il mio impegno sono stato ricevuto da tre papi: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio; i papi in carica sono presidenti onorari del museo”.

Dopo il primo libro è arrivato il secondo.

“In seguito è stato pubblicato Abici sempre scritto dal giornalista Gregori. Per entrambi i libri io ho raccolto le informazioni che ho dato al giornalista Claudio Gregori, grande appassionato di sport, per le spese hanno partecipato i fratelli Bugin e Beato, Enzo De Gasperi e il cavalier Toni Tommasini”.

Le hanno conferito anche il titolo di cavaliere d’Italia.

“Nel 2007 sono stato eletto Cavaliere al merito della Repubblica, la proposta proveniva dal consiglio dei ministri, mi sono stati riconosciuti i meriti per i due libri che ho promosso e curato, per il ruolo al Ghisello e per l’impegno di ricordare i due campioni sportivi”.

di
Roberta Pasqualetto

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