Economia e lavoro: candidati Governatori a confronto

candidati158. Questa la posizione poco soddisfacente del Veneto nella classifica della competitività tra le regioni europee. E se non c’è competitività non c’è spinta e non si aprono nuovi spazi di mercato. Ma quel che è peggio, se non si esce dalla stagnazione anche il mercato del lavoro resta ai minimi storici. Che fare per risalire? Agli industriali basterebbero una trentina di posizioni, o almeno così recita il manifesto presentato da Confindustria Verona ai candidati Governatore nel primo confronto pubblico che li ha visti sul palco insieme.

“Le imprese sono disorientate su chi votare, ci sono tanti candidati in campo – ha sottolineato in quell’occasione il presidente degli industriali veronesi Giulio Pedrollo – ma più che i candidati ci interessano i programmi”. Le ricette per cambiare il Veneto e farlo ripartire, almeno sulla carta, i vari candidati le hanno messe in campo. Alcune simili altre singolari, comunque opportunità.

Per Jacopo Berti, candidato del Movimento 5stelle, è questione di Banda Larga “la principale infrastruttura che serve al Veneto”. E dichiara apertamente di recuperare i finanziamenti necessari dai cinque miliardi recuperati dalla cancellazione del progetto Tav. “Poi – aggiunge – creeremo un fondo da 13 milioni di euro con i tagli degli stipendi dei consiglieri e con la cancellazione dei vitalizi, con cui garantiremo microcredito da 25mila euro ai giovani imprenditori”.

Sulle infrastrutture, invece, il sindaco Flavio Tosi che gioca in casa, ritiene che non si possa tornare indietro sulle grandi direttrici. “Bisogna prendersi la responsabilità di decidere – sostiene risoluto – non si può sospendere l’autostrada del Mare come ha fatto Zaia perché c’è un’inchiesta”. E per aiutare davvero le imprese l’unica via per il candidato che spacca in due la Lega è lo smantellamento della burocrazia: “sull’ideologia deve prevalere la concretezza. Un esempio? Trento ci ha chiesto di poter bruciare i suoi rifiuti nel nostro futuro inceneritore, ma la Regione si ostina a non voler accettare rifiuti da altre parti d’Italia”. Poi, il sindaco di Verona, si concede un bell’affondo dichiarandosi favorevole non solo l’accorpamento dei Comuni e ma anche alla fusione tra Regioni “Veneto, Trentino, Friuli insieme: tecnicamente è una strada percorribile” e sul tema della competitività afferma che la cosa migliore sarebbe creare delle zone a tassazione speciale, cosa difficile da realizzare perché l’ambito di interesse è L’Europa.

Alessandra Moretti fa valere la sua vicinanza al Premier Renzi e promette un patto col governo per rendere più moderna la rete ferroviaria veneta, ferma dal 1973 e anche per completare la Tav. Ma dichiara anche che le sta molto a cuore il rilancio del manifatturiero e spiega il suo piano veneto per l’impresa che affronta di petto il problema dell’accesso al credito, e le possibilità di migliorare internazionalizzazione, competizione, sburocratizzazione. Le sue proposte sul lavoro sono chiare: “Finanzierò con un buono di 500 euro al mese per il primo anno le aziende che assumeranno un giovane under 29, per un totale di 6.000 euro annui che vanno a sommarsi agli incentivi già previsti dalla legge di stabilità e dal Jobs Act”. E se i giovani devono avere l’opportunità di iniziare un percorso lavorativo e la possibilità di conquistare un’indipendenza economica anche chi rimane senza lavoro dopo i 50 anni. “Darò loro – afferma Moretti – la possibilità di imparare un nuovo mestiere attraverso un progetto di formazione affiancato al lavoro in azienda”. Poi ricorda la sua proposta agli studi professionali che assumeranno giovani praticanti con un contratto di apprendistato: “un finanziamento del 50% dello stipendio per i primi 24 mesi. Così che i laureati svolgano il praticantato obbligatorio con una retribuzione”.

Luca Zaia si presenta come “mastino” sempre in guardia nei confronti del governo per tutelare il Veneto dai tagli di Roma e, com’è naturale che siano rivendicati i risultati di cinque anni di governo regionale. “Sulla banda larga, siamo partiti da zero – afferma – eppure abbiamo assegnato il primo lotto con 75 comuni coinvolti”. Ricorda poi che secondo uno studio di Morgan Stanley nel nostro Paese ci sarebbero imprenditori disposti a investire 45 miliardi di euro, se solo ci fosse tutto quello che, a detta di Zaia manca. “La palla al piede del Veneto – afferma il Governatore uscente è L’Italia”. Che fare? Possiamo facilmente immaginarlo. Non è facile invece immaginare come nel giro di altri cinque anni la competitività del veto potrebbe scalare la suddetta classifica di 50 posizioni come promesso da Zaia. E sul lavoro va detto che il “Patto per il Veneto” presentato il 2 maggio 2012 a Palazzo Balbi proprio dal Governatore uscente e che voleva essere una sorta di Piano Marshall per l’economia locale non si sa che fi ne abbia fatto. Certo Zaia afferma che il vero jobs act l’ha fatto lui con i progetti di formazione-lavoro che ha permesso di mantenere la disoccupazione su valori più bassi rispetto alle regioni limitrofe. Una disoccupazione che in cinque anni è schizzata dal 3,5% al 7,7% con 27 mila aziende che hanno chiuso rovinosamente solo nell’ultimo anno. Certo d’ora in avanti occorre fare di più.

di
Maria Pavan

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