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Porto Tolle, nuova vita al bilancione e servizi per i pescatori

comune porto tolleUn fritto misto appena pescato e servito in riva al Po, in una darsena resa unica da un recente restyling finanziato dal Comune di Porto Tolle e dalla Regione Veneto: entro l’estate, un caratteristico ristorantino ecosostenibile e a chilometro zero, ricavato da una cavana messa a nuovo e caratterizzato dalle reti appese al bilancione da pesca, potrebbe divenire realtà anche a Ca’ Tiepolo. Lo stile e il modello sono quelli del “mangia e fuggi” delle località balneari alla moda, gettonate da migliaia di turisti, declinato però nella variante “pesca e mangia”.

E, soprattutto, qui non saremo a Marina di Ravenna o a Rimini, bensì a Porto Tolle, proprio dietro la sede municipale, nel punto di attracco del vecchio traghetto che collegava l’isola di Ca’ Venier alla terraferma. Il progetto complessivo, già approvato e finanziato dalla Giunta Finotti con una spesa di 350mila euro arrivati da Venezia, sta vedendo ora la luce grazie ad un’accelerazione, con un difficile cammino fra i rigidi vincoli che tutelano l’area e i ritardi dovuti alla solita burocrazia tutta italiana. A chi potrebbe obiettare che si tratta dell’ennesimo locale, e neppure così originale, visto che uno molto simile esiste già, per la gioia dei buongustai, in località Bacucco di Ariano, l’assessore ai Lavori Pubblici Valerio Gibin risponde: “La moda è sicuramente importata dalle località rivierasche di Jesolo, Chioggia e della Romagna. Ma con una sostanziale differenza: il nostro Delta possiede un ecoambiente unico ed è, di conseguenza, sottoposto a numerosi vincoli ambientali e paesaggistici”.

Tant’è, che oltre agli arredi della piccola sala da pranzo, manca all’appello ancora qualche autorizzazione. Ma il più è fatto. “Il manufatto in sé è stato sottoposto a svariate bocciature, proprio a causa dei numerosi vincoli. Vincoli che, tuttavia, l’amministrazione comunale è riuscita a superare nel giro di un mese e mezzo dal suo insediamento. Bisogna anche tener conto – prosegue Gibin – che il progetto ha richiesto un preventivo adeguamento infrastrutturale, con allacciamenti idrici ed elettrici e la messa a norma dei locali anche dal punto di vista igienico e sanitario. Gli uffici preposti hanno dovuto creare i presupposti per lo scarico delle acque reflue in un’area prospiciente all’argine golenale del Grande Fiume, proprio dove sorge il ricovero delle imbarcazioni dei mezzi di vigilanza. La nostra intenzione è stata quella di creare un progetto pilota da replicare, portando risposte concrete in termini economici, sulla falsariga dei corsi di pescaturismo avviati col sostegno di Palazzo Balbi“.

In corso d’opera, a questo proposito, anche l’estensione dei servizi nelle cavane di Scardovari e del Po di Pila, dove i professionisti del mare sono ancora costretti a usare i vetusti generatori di corrente, alimentati a carburante: questo causa un notevole aumento dei costi dell’attività di pesca che, per forza, si scaricano poi lungo tutta la filiera ittica. Ristorante bilancione, estensione dei servizi in aree non ancora dotate di allacciamenti, corsi di pescaturismo: il tutto al triplice scopo di valorizzare e implementare il turismo e di dare sostegno ai circa 1500 pescatori.

 

di Elisa Dall’Aglio

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