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Porto Viro: Mario, la memoria (poetica) del paese

Mario Naia“Una volta ho letto per caso un proverbio cinese che diceva che un uomo per essere contento deve piantare un albero, fare un figlio e scrivere un libro”. Mario Naia, donadese classe 1928 è di certo troppo umile per potersi definire quella che con tutta probabilità è la memoria storica più significativa di Porto Viro.

“Sono nato in questa casa nel 1928 – racconta di lui – avevamo un forno e vendevamo pane. Ho fatto l’avviamento professionale ad Adria, non sono mai stato promosso a giugno, dicevo che mi piaceva studiare anche d’estate! Mi sono spostato a Donada, sono bisnonno e quest’anno io e mia moglie facciamo 60 anni di matrimonio”. Noto per aver pubblicato dapprima la raccolta “Indrio in tel tempo” stampata nel 2004, 2005 e poi ancora nel 2007e il libro di poesie “Pensieri e parole” nel 2012 oggi racconta di non essere intenzionato a ulteriori pubblicazioni, ma che non si può certo staccare da quella passione innata per la poesia che lo contraddistingue. Ci accoglie nel suo studio, una stanza colma di libri, con al centro una scrivania che ad un occhio distratto potrebbe sembrare “disordinata”, ma che pare invece “ricca” di ricordi e cimeli da tenere sottomano per chi riesce a prestare una maggior attenzione.

“La bella grafia è la scienza degli ignoranti” ricorda Naia mentre mette alla mano il suo pennino, “ma serve anche quella” non manca di aggiungere. E’ un acuto spirito d’osservazione che ha fatto di lui un animo sensibile capace di individuare i particolari di una società in continua evoluzione, senza tralasciare mai il ricordo indelebile del passato. La passione di Naia per la poesia è nata con naturalezza, nel tempo, “dal desiderio di scrivere – racconta – man mano che arrivava l’estro accantonavo delle parole, poi aggiungevo un pensiero secondo un oggetto che mi colpiva. Poteva essere un tramonto o una coppia di merli”. E nella frenesia che quotidianamente caratterizza il modo, il consiglio che il poeta si sente di dare ai giovani è di osservare il mutare nel tempo delle cose. “Bisogna prendere appunti sul mondo, per poter cogliere il cambiamento”.

In questo modo lo stesso Naia è riuscito a fissare nero su bianco e con assoluta precisione le immagini e i luoghi della tradizione popolare dei portoviresi dal punto di vista di chi è nato e cresciuto a Donada, con i racconti, le strade, i personaggi e le storie che hanno caratterizzato il paese nel tempo. Nato “nell’anno del giasson”, Mario Naia ha lavorato come contabile nella cooperativa di pescatori donadese fino al 1986.

 

di Elisa Cacciatori

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