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Se la magia del Delta diventa risorsa

delta del poIn tempo di crisi, c’è anche chi è riuscito a ‘inventarsi’ un mestiere, unendo l’utile al dilettevole. La passione per il mare trasmessa dal padre e dover arrivare a fine mese. E’ questo che ha spinto Alessandro Veronese ad aprire, sette anni fa, l’attività di escursionismo turistico, permettendo a tutti di visitare aree del Delta inaccessibili ai turisti di massa: luoghi raggiungibili solo in barca, o comunque che a bordo acquistano una prospettiva molto diversa.

“Mio padre – racconta Alessandro – è un esperto di nautica, è abile a muoversi tra i fondali del Grande Fiume e della laguna, di non facile gestione per via delle acque molto basse, dove se non si è bravi può capitare di incagliarsi, e conosce la storia del Delta. Mi dà spesso una mano durante le uscite”. Sono cinque i diversi itinerari proposti e tre le imbarcazioni messe a disposizione dei clienti: la Conte di Montecristo, la Sea Wolf e la Frecciadoro. “Il periodo ideale per le uscite è da aprile a ottobre – prosegue Alessandro – ma, se riusciamo a raggiungere il numero minimo di persone, e se le condizioni meteo lo consentono, non è il freddo a fermarci. Una delle tre barche è un vaporetto di lusso, costruita interamente in mogano, che all’interno della cabina è dotata di comfort e di riscaldamento. Una volta abbiamo fatto l’escursione anche a Natale”.

Non mancano anche aneddoti curiosi e affascinanti, che bene si inseriscono nella magia cornice del Delta, “Solo due anni fa – continua infatti il racconto – sono stato contattato da un uomo, non più giovane, avrà avuto sugli 85 anni, che mi ha chiesto di riservargli la barca solo per sé. Veniva dalla capitale. Sono andato a prenderlo alla stazione di Rovigo e l’ho portato fino a Boccasette, dove vivo e da cui partono le escursioni. La destinazione scelta dal romano, un signore molto distinto tra l’altro, è stata l’isola di Scano Boa”. Una tappa “battuta” abtiualmente nel corso delle escursioni, dal momento che è esattamente la destinazione del secondo dei cinque itinerari. “Arrivati a destinazione – continua Alessandro – quel signore ha chiesto di rimanere solo. E’ andato a visitare i tipici casoni di canne palustri dei pescatori da solo. Si è soffermato a lungo. Al ritorno, mi ha raccontato di essere stato il produttore del film omonimo, tratto dal libro di Gian Antonio Cibotto. Ha spiegato che, nonostante il suo ruolo cruciale nell’uscita della pellicola, non era mai stato nel Delta del Po”.

Un museo all’aria aperta, il Delta, che ha tanto da raccontare. L’escursione più gettonata dai turisti è quella che comprende le lagune e le valli comprese tra la foce del Po di Maistra e la foce del Po di Pila, fino al faro con visita al porto peschereccio di Pila. “Al largo di Pila, vicino al vecchio attracco, esiste ancora un pilone di legno usato dai professionisti del secolo scorso. Solo in pochi lo sanno: quel palo, dotato di scalini di ferro, era usato come postazione di vedetta per la pesca. In cima salivano i bambini, che pesavano poco, e dall’alto scrutavano le acque in cerca di banchi di pesci. E proprio lì arrivavano gli adulti a gettare le reti”.

di Elisa Dall’Aglio

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