Home Rodigino Tagli su tagli: l’Ulss 18 conta i vuoti

Tagli su tagli: l’Ulss 18 conta i vuoti

ospedale corsiaQuesta volta non si tratta dell’ennesima polemica di un cittadino che ha atteso per ore il proprio turno al pronto soccorso, o di un sindacato di categoria che denuncia un disservizio in corsia: questa volta le prove della carenza di personale al Santa Maria della Misericordia e al San Luca sono scritte nero su bianco e sono stati diffusi dalla stessa Ulss 18: nell’ambito della trasparenza nell’amministrazione pubblica, l’Azienda sanitaria diretta da Arturo Orsini ha pubblicato sull’albo pretorio, in modo che sia accessibile a tutti, la pianta organica aggiornata al 31 dicembre 2014. Approvata, dunque, dallo stesso direttore generale Arturo Orsini.

Dallo schema risulta una voragine di quasi 300 dipendenti: 287, per la precisione. Una carenza di personale di vario tipo: medici, infermieri e operatori sociosanitari. Cioè degli ingranaggi che mandano avanti l’intera macchina sanitaria di metà Polesine. All’appello mancano 50 dirigenti, tra cui 39 dirigenti medici, 6 dirigenti veterinari, 2 dirigenti farmacisti, 2 fisici e uno psicologo. Allarmante anche il dato degli infermieri, le figure più a contatto col paziente nei reparti, somministrando più volte al giorno i farmaci, monitorando la temperatura e la pressione, e ragguagliando ogni giorno il medico di turno su tutto ciò che capita ai malati in corsia: ce ne sono 64 in meno rispetto al necessario. Ma, ancora, viene segnalata la mancanza di 3 assistenti religiosi, 52 tra tecnici, collaboratori, ausiliari, operatori specializzati, commessi e altro personale.

Il segretario della Funzione Pubblica Cgil Davide Benazzo e il coordinatore Rsu dell’Ulss 18 Riccardo Mantovan non si dicono affatto sorpresi del dato che, anzi, denunciano da mesi. “Gli ospedali di Rovigo e Trecenta sono al collasso – hanno ribadito più volte – a tal punto che il sindacato non riesce a dare risposte tangibili ai colleghi medici, che non ce la fanno proprio più. L’effetto dei tagli, infatti, si è scaricato quasi interamente sul personale medico, infermieristico, assistenziale, tecnico e, anche se in misura minore, sui dirigenti. In 13 anni l’organico ha perso più di 800 unità. E quelli rimasti hanno in media 50 anni; dettaglio non da poco: più elevata è l’età degli operatori sanitari, infatti, più aumenta il rischio professionale a loro carico e, nel contempo, si abbassano la qualità del servizio erogato e il livello di sicurezza per i pazienti”.

“In Rianimazione dovrebbero essere presenti sette infermieri per turno – aggiunge Mantovan – Invece, spesso ce ne sono solo cinque. L’anno scorso il personale del Suem ha sempre fatto gli straordinari per coprire le emergenze di tutto il territorio. E nel Polo angiografico e di Emodinamica si ripete lo stesso copione: i dipendenti prestano servizio 12 ore al giorno per garantirne l’apertura Ci sono poi reparti come Pneumologia, Geriatria e Medicina – denuncia il coordinatore Rsu – dove sono stati aggiunti 6 o 7 letti bis (per far fronte al numero di degenze, sempre elevato per queste specialità) completamente privi di ausili come il comodino, l’armadietto dei vestiti e, in alcuni casi, anche del campanello per chiamare gli operatori”.

di Elisa Dall’Aglio

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