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Un parco naturalistico per rilanciare Forte San Felice

san_feliceUn parco a carattere storico – naturalistico con percorsi turistici, che comprenda oltre al Forte San Felice e alla sua area verde anche l’isola di Ca’ Roman con Forte Barbarigo e l’ottagono di Ca’ Roman. È questa la proposta del Comune di Chioggia per valorizzare il patrimonio delle fortificazioni storiche della laguna sud. Il forte versa attualmente in uno stato di forte degrado e gli edifici al suo interno sono a rischio di crollo. Il Comune spiega che gli interventi necessari per poter conservare e tramandare alle generazioni future il patrimonio, riguardano la messa in sicurezza, il restauro e il consolidamento degli edifici decadenti e il recupero delle strutture parzialmente crollate. L’idea sarebbe quella di mettere quindi in sicurezza le strutture creando successivamente percorsi interni per la fruizione pubblica da parte dei cittadini e dei turisti.

Gli uffici ricordano che un progetto preliminare di recupero del bene con finalità turistiche all’interno delle fortificazioni, era già stato approvato dalla Giunta comunale nel 2007. Adesso si tratta quindi di passare dalla teoria alla pratica. “Il Forte San Felice è tra i maggiori siti storici della città e vanta il primato di essere la prima fortezza della Serenissima Repubblica nella gronda lagunare — commenta il vicesindaco e assessore al Turismo, Luigi De Perini — l’idea inoltre è quella di realizzare nell’insieme unitario della bocca di porto di Chioggia un parco a carattere storico- naturalistico, che comprenda oltre al Forte e alla sua area verde, l’isola di Caroman con Forte Barbarigo e l’ottagono di Ca’ Roman”. Il sindaco, Giuseppe Casson, ha auspicato che la Regione inserisca il forte nel Piano Operativo Regionale del Veneto per poter usufruire dei finanziamenti europei. “Il nostro obiettivo — ha spiegato il primo cittadino — è quello di poter valorizzare questo incommensurabile patrimonio storico identitario cittadino, purtroppo in decadenza e restituirlo nel suo splendore alla città”.
Di Andrea Varagnolo

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