Equitalia, una cartella per riscuotere un cent

USchermata 2015-05-25 alle 08.04.22na cartella esattoriale da un centesimo. Una bestialità bella e buona, verrebbe da dire, se solo si pensa che senza dubbio il costo di predisposizione del documento deve avere superato di gran lunga il ricavo. Ma ormai nessuno se ne stupisce neppure più, in un paese sempre più burocratizzato e nel quale il contatto umano con uffici e istituzioni è sempre più limitato, sostituito da segreterie, menu telefonici, opzioni online. Fortunatamente, però, quanto capitato a Nico Chieregato, 36 anni, di Trecenta, tecnico manutentore appassionato calciatore nella squadra amatoriale del paese, un po’ di stupore è stato ancora in grado di suscitarlo. Nico è andato a Equitalia, racconta, nella mattinata del 22 aprile. Doveva pagare una contravvenzione, con relativi interessi. Una somma complessiva di 125 euro. In teoria sarebbe dovuta finire lì: pagamento avvenuto ed ente riscossore – questa infatti è la qualifica di Equitalia – soddisfatto. Il giovane però ha pensato bene di dimostrarsi un cittadino ancora più responsabile, domandando se per caso di fossero altre pendenze da sanare. Probabilmente il “mostro burocratico” non attendeva altro. Dai meandri degli archivi sono sbucate altre due cartelle esattoriali per importi piuttosto risibili: una da 4 euro e 29 centesimi, l’altra semplicemente da un centesimo. “Non ci volevo credere – ha raccontato il diretto interessato – Non tanto per la cartella da 4 euro e 29, quanto piuttosto per quella da un centesimo”. Un importo assurdo per una motivazione altrettanto assurda: una mora per una contravvenzione pagata con leggero ritardo addirittura nel 2004, vale a dire ben 11 anni fa. A questo punto, visto che sconfiggere sul suo terreno la burocrazia è impresa non titanica, ma evidentemente impossibile, Nico ha deciso di giocarsi almeno la carta dell’ironia. “Mi sono messo a ridere – conclude – Ho pagato subito la cartella da 4 euro e 29 centesimi, poi quella da un centesimo. Ho consegnato una monetina da 10 centesimi e ho atteso che mi raccogliessero e consegnassero il resto di 9 centesimi. Onestamente, non è possibile che in Italia si sia arrivati a questo punto”. La vicenda, nella sua elementare semplicità, ha ben presto fatto il giro del web, soprattutto di Facebook, con numerosi commenti e interventi. “Alcuni amici – chiude il tecnico – calciatore – Hanno addirittura sostenuto che avrei fatto meglio a non pagare, solo per togliersi lo sfizio di vedere cosa avrebbero potuto pignorare di un centesimo. Al di là di tutto, quello che mi appare francamente assurdo è il fatto che senza dubbio Equitalia, per quella cartella esattoriale, abbia speso sicuramente molto più del centesimo che mi è stato addebitato”. Giusta riflessione, ma che ha poco a che fare con i meccanismi della burocrazia. Burocrazia alla quale del volto umano che un tempo, anche al momento di pagare, si poteva trovare, non è rimasto davvero nulla. L’unica è, per l’appunto, pagare. Se poi si riesce a farlo con un pizzico di eleganza e ironia, beh, allora la si può già considerare una piccola vittoria.

Di
Elisa Dall’Aglio

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