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I sindaci dichiarano guerra al gioco d’azzardo

gratta e vinciCon una delibera consiliare proposta dal gruppo di maggioranza e adottata all’unanimità, il Comune ha aderito al “Manifesto dei sindaci per la legalità” dichiarando guerra al gioco d’azzardo. I dati forniti dall’Amministrazione autonoma monopoli di Stato, che per l’Italia regola e controlla l’intero comparto dei giochi, a ottobre 2012 ha confermato la grande espansione del gioco d’azzardo in tutte le Regioni italiane, con un poco invidiabile primato per il fatturato che va alla Lombardia (1.284 milioni di euro), seguita in quinta posizione dal Veneto (503). Il gioco d’azzardo è la terza industria italiana; rappresenta il 3% del Pil nazionale; il 15% del mercato europeo; il 4,4% del mercato mondiale. Si contano 400.000 slot-machine attive e 6.181 locali e agenzie autorizzate.

Quindici milioni sono, secondo le ultime statistiche disponibili per l’Italia, i giocatori abituali di cui 2 milioni a rischio patologico e circa 800 mila già considerati patologici con una spesa per il servizio sanitario nazionale di circa 5/6 miliardi di euro l’anno per la loro cura. Numeri del gioco d’azzardo che, seppur lecito, sta distruggendo le persone e le famiglie, soprattutto le fasce deboli della popolazione. Non sono incoraggianti nemmeno i dati che riguardano Padova e Provincia. L’Uls 16 stima che nel solo 2011 siano stati oltre 760 i milioni di euro spesi dai padovani tra tutte le forme di gioco legali, con una spesa media pro-capite di 870 euro. La stessa nota dell’azienda sanitaria evidenzia che sarebbero almeno 500 gli adulti che già evidenziano comportamenti patologici e di dipendenza nel gioco e che avrebbero bisogno di interventi specifi ci di supporto. In un simile contesto i sindaci chiedendo una nuova legge nazionale fondata sulla riduzione dell’offerta e il contenimento dell’accesso, con adeguata informazione e un’attività di prevenzione e cura. I sindaci che hanno aderito al Manifesto chiedono leggi dove siano esplicitati i compiti e gli impegni delle Regioni ma anche che sia defi nito, in modo chiaro e certo, il potere di ordinanza dei primi cittadini.

Le iniziative lasciate ai singoli amministratori per limitare il proliferare di questa piaga sociale ormai non si contano. In tanti, anche nel Piovese, hanno emesso apposite ordinanze per limitare gli orari di apertura delle sale gioco (a Brugine si può giocare per sole otto ore al giorno); provando a bloccare le nuove aperture con varianti allo strumento urbanistico (Sant’Angelo ha defi nito le distanze dai luoghi sensibili) e addirittura promettendo sconti su Imu e Tasi per quegli esercizi commerciali che rinunciano ad installare i videopoker nei locali pubblici (Piove di Sacco ha tentato questa strada). Purtroppo la buona volontà dei singoli non basta. E’ indispensabile mettersi in rete con altre amministrazioni, forze dell’ordine e associazioni, sostengono i sindaci, per costruire un fronte ampio di informazione e formazione, per realizzare attività di prevenzione e contrasto a questo fenomeno, recuperando i valori fondanti delle nostre società.

Martina Maniero

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