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Pallavolo. Samuel Friso, l’allenatore che punta sullo spirito di squadra

frisoAllenatore della squadra maschile della Pallavolo Piovese è Samuele Friso. Piovese doc, di Corte per la precisione, ha 42 anni. Ingegnere elettrico laureato a Padova, è titolare di organismo notificato operante nel settore delle verifiche di sicurezza obbligatorie per legge. Conosciamolo meglio. La pallavolo è una questione di famiglia? “Condivido la passione con mia moglie, anche lei ex giocatrice. Le figlie, due più una terza in arrivo, seguono invece altre discipline”.
Da quanto alleni?
“Il primo allenamento risale al 1999, per conto della società Pallavolo Codevigo. Ho allenato il Mini volley, l’Under 12 femminile e le squadre miste. Successivamente ho guidato squadre per conto della società Pallavolo Piovese: prima l’Under 12 femminile e poi la Terza divisione maschile. Le stagioni trascorse con la Terza divisione maschile sono state numerose, passando attraverso anche la Seconda e la Prima divisione. Ci sono stati anni di pausa per dar spazio ai lieti eventi familiari, anche se la passione condivisa con la moglie mi ha dato la possibilità di mantenere sempre vivo l’interesse”.
Come sei diventato allenatore?
“Per gioco mi sono messo ad allenare una squadra amatoriale di pallavolo misto, uomini e donne, cercando di impostare l’allenamento e le partite. Agli inizi ho continuato a giocare, oltre ad allenare, ma ho notato subito la notevole differenza tra essere “giocatore” ed essere “allenatore”. Allenare mi ha fatto rivivere le stesse sensazioni di quando giocavo, con l’aggiunta che l’esito della gara in buona parte dipendeva da me. E’ una soddisfazione esclusivamente personale, vivere la gara con la stessa adrenalina di chi sta in campo è impagabile. Difficile trovare chi si complimenta con te dopo una vittoria, molto più facile trovare chi ti recrimina le scelte fatte dopo una sconfitta. Per questo dico che allenare deve essere una scelta personale: non devi mai aspettarti elogi o complimenti”.
Da giocatore che carriera hai avuto?
“Ho iniziato a giocare tardi, quando avevo già 18 anni. L’altezza e le capacità atletiche mi hanno permesso di giocare fi no alla categoria B2 nella società Serenissima Volley. Peccavo sicuramente nell’aspetto tecnico, vista la tarda età di approccio a questo sport ma volontà ed entusiasmo mi hanno permesso esperienze di un certo livello”.
Che tipo di approccio usi?
“L’approccio che preferisco è quello basato sul divertimento. Gli sport di squadra hanno il loro punto di forza nel gruppo. Un gruppo che sa divertirsi è un gruppo destinato a crescere, a osare, a sperimentare. Il divertimento motiva più di ogni altra cosa, ti aiuta a mantenere fede agli impegni, a rispettare il compagno, a capire i limiti dello stesso e i propri. Questo deve esistere in equilibrio con il sacrificio richiesto per ottenere i risultati. Ciò che propongo in allenamento è il divertimento per gli atleti, ciò che voglio ottenere è il mio divertimento a fine campionato: a volte ci riesco. Tutte le squadre partono con obiettivi di vittoria, ma solo una vince. E’ ciò che rende bello lo sport”.
Che tipo di gioco proponi?
“Propongo sempre un gioco veloce, cerco di riportare in allenamento i ritmi di gara, dosando l’acceleratore con buon senso. A volte le situazioni in palestra portano a scontri emotivi tra i giocatori, tutti noi reagiamo allo stress in maniera diversa. L’allenatore deve sapere quando accelerare, quando frenare e anche quando fermarsi. A volte una riflessione, una condivisione con il gruppo su situazioni o scelte porta a ottenere un rispetto reciproco da cui tutti ne traggono vantaggio”.
Che difficoltà incontri nella tua attività?
“Il tempo. Variabile moderna che ci ostacola anche sulla vita privata. Fermarsi a ragionare sta diventando un lusso. Spingo allora sulla qualità, ma per farlo ci vuole preparazione, la quale richiede tempo. Allora si parla di “passione”, termine usato per giustificare un impegno inferiore a quello lavorativo, a volte superiore a quello familiare, ma non remunerato abbastanza da definirlo “professione”.
Delusioni e gioie sportive?
“Delusione: la recente sconfitta in coppa Padova. Un po’ ci credevamo tutti. Gioia: la prima vittoria di un campionato (dalla Terza alla Seconda divisione) avvenuta ormai qualche anno fa”.
Progetti futuri?
“Fino ad ora abbiamo vissuto ogni stagione partendo da dove siamo arrivati, cercando di fare sempre qualche passo in più rispetto all’anno precedente. L’anno scorso abbiamo lottato per la salvezza come neo promossa in Prima divisione, ora lottiamo per la promozione in serie D. Mancano ancora poche partite e i giochi sono ancora aperti. Preferisco non sbilanciarmi”.
Aspirazioni?
“Capire le mosse giuste in anticipo rispetto agli altri, e su questo argomento non ci sono libri che te lo insegnano”.
Alessandro Cesarato

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