Home Riviera del Brenta Riviera Ovest Alfano a Caltana e Pianiga “Raddoppieremo le pene per i furti”

Alfano a Caltana e Pianiga “Raddoppieremo le pene per i furti”

Alfano a Pianiga“Siete condannati all’ergastolo del dolore, lavoreremo per portare in Italia quell’assassino e fargli scontare fino all’ultimo giorno di carcere”. Angelino Alfano è entrato nella bottega dove nel 1979 fu freddato il macellaio Lino Sabbadin: “L’assassino” è Cesare Battisti, leader dei Pac, i Proletari armati per il comunismo, che punirono con il piombo l’uccisione per mano del negoziante di Caltana di Santa Maria di Sala di un loro membro, due mesi prima, durante una rapina in negozio.

Il ministro è arrivato direttamente nel parcheggio della macelleria, che ora è del figlio di Sabbadin, Adriano, lo scorso 26 maggio, in occasione di una visita in provincia di Venezia in cui il titolare degli Interni ha voluto incontrare i cittadini e gli imprenditori del territorio vessati da ingiustizie, furti e rapine. Toccante l’incontro di Caltana: ad accogliere Alfano anche la moglie e la figlia di Lino, che hanno raccontato al ministro i particolari di quel tragico episodio, consegnandoli una lettera in cui chiedono giustizia. “Senza odio e rancore – precisa Adriano Sabbadin – solo giustizia”. C’è ancora commozione nella parole dei Sabbadin, nonostante siano passati 36 anni da quei tragici fatti. Era il 16 febbraio 1979 quando due uomini entrano nella macelleria di Lino Sabbadin e gli sparano con una pistola calibro 6,35. Adriano, era nel retrobottega, al telefono con un fornitore. La rivendicazione arrivò la sera: “Siamo i Proletari Armati per il Comunismo, abbiamo colpito gli agenti della controrivoluzione Torregiani (anche lui ammazzato lo stesso giorno a Milano davanti al figlio il quale, colpito alla spina dorsale, rimase paralizzato) e Sabbadin, in segno di solidarietà alla piccola malavita che con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro”.

La colpa di Sabbadin era quella di aver ucciso un rapinatore che 2 mesi prima era entrato nella sua macelleria. “Non abbiamo mai dimenticato quello che è accaduto – ha detto Alfano – e non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo che lui deve scontare fino in fondo i suoi giorni in carcere, perché l’ergastolo del dolore a cui lui vi ha condannato, non può essere compensato con i suoi giri per il mondo. Lavoreremo per riportare quell’assassino in Italia, dobbiamo farcela e ce la faremo”. Alfano ha visitato la bottega, sul retro di quella che nel 1979 fu teatro dell’esecuzione, nella piazzetta che oggi porta proprio il nome di Lino Sabbadin.

Ad accogliere il ministro a Caltana anche il sindaco di Santa Maria di Sala, Nicola Fragomeni, e di Campagna Lupia, Fabio Livieri. La visita è durata una decina di minuti, poi Alfano è ripartito alla volta di Pianiga, dove ha incontrato i titolari della trattoria “La Capinera”. E anche qui le parole di solidarietà non sono mancate. “Sono qui a dimostrare – ha detto il ministro al ristorante “La Capinera “– che lo Stato c’è, e che la sicurezza è una premessa essenziale per il funzionamento di una moderna società civile”.

Alfano ha incontrato l’imprenditrice Elena Bordin, titolare del ristorante-hotel. La donna dopo aver subito sette incursioni dei ladri in neppure due anni aveva scritto al ministro, proprio chiedendogli di venire a conoscere di persona la situazione. “Sono venuto a testimoniare la presenza dello Stato”, – ha detto Alfano – raddoppieremo le pene per il reato di furto. Purtroppo pur registrando un calo generale dei reati, quelli dei furti in casa e negli esercizi commerciali è un fenomeno che aumenta”. Elena Bordin ha apprezzato vivamente la visita del ministro Alfano. “Speriamo – ha detto – che le cose cambino. Noi resteremo sempre al nostro posto a fare il nostro dovere“. A fare gli onori di casa c’erano anche i sindaci di Pianiga Massimo Calzavara, e il presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta Alessandro Campalto.

 

di Alessandro Abbadir e Filippo De Gaspari

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