Divorzio breve: come diventa più facile dirsi addio

Con la legge 6 maggio 2015 n. 55, entrata in vigore lo scorso 26 maggio, si dice addio ad una normativa vecchia di quarant’anni. Un passo a dir poco doveroso, che consente al nostro Paese di adeguarsi alle normative esistenti all’estero, ma soprattutto di rispondere alle esigenze di una società che nel corso del tempo si è totalmente trasformata. La nuova legge, che ha valenza anche per i procedimenti pendenti, introduce numerose novità. Innanzitutto, fino da oggi, lo scioglimento o meglio la cessazione degli effetti civili del matrimonio potevano essere chiesti da uno dei coniugi non prima di tre anni dalla separazione. Con il divorzio breve il termine scende a dodici mesi per la separazione giudiziale ed a sei mesi per quella consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli.

La nuova tempistica risulta valida anche nel caso in cui le separazioni, iniziate come contenziose, diventino poi consensuali. Il termine per calcolare la durata della separazione decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al Presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. Inoltre, nel caso della separazione consensuale, i coniugi potranno anche evitare di comparire dinanzi al Tribunale, preferendo la negoziazione assistita, e dunque sottoscrivendo un accordo redatto dal medesimo avvocato per entrambe le parti, ovvero presentarsi al Comune per il cosiddetto “divorzio fai da te”, a condizione che non vi siano figli minori o, maggiorenni non economicamente autosufficienti ovvero ancora portatori di grave handicap da tutelare. Altra novità, riguarda la comunione dei beni, la quale si scioglierà, ai sensi dell’art. 2 della legge 55/2015, nel caso di giudiziale, al momento in cui il Presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separati, ovvero, per la separazione consensuale, alla data di sottoscrizione del processo verbale di separazione dei coniugi dinanzi al Presidente, purché omologato. L’ordinanza con la quale i coniugi sono autorizzati a vivere separati viene comunicata all’Ufficiale dello Stato Civile del comune competente ai fini dell’annotazione dello scioglimento della comunione.

Se si volesse muovere una critica a tale normativa, potrebbe dirsi che, in vista della radicale diminuzione dei tempi, il passaggio obbligatorio attraverso la “separazione” sembra quasi superfluo, data l’originaria funzione di riflessione per i coniugi, che nell’arco dei tre anni avrebbero avuto il tempo di meditare sul passo decisivo ed irreversibile che si stava per compiere.

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