Ivan Zabeo, un giovane che onora la memoria

89[1].ivan zabeoIvan Zabeo è un ragazzo di 28 anni che vive a Dolo e, assieme ad un gruppo di amici e appassionati di storia ha fondato l’associazione storico-culturale “Riviera al Fronte”, di cui è presidente. Ivan è laureato in scienze politiche, ramo politico internazionale. E’ impiegato in una grande azienda del territorio. L’associazione di Ivan realizza ricerche, raccogliendo informazioni e testimonianze sui caduti della Riviera del Brenta Prima e Seconda Guerra Mondiale; collaborando con enti, istituti di ricerca e associazioni. “Siamo un’associazione giovane: l’età media del gruppo è intorno ai trent’anni. Siamo tutti accomunati da una grande passione per la storia. Personalmente m’interesso alla storia fin da quando ero bambino: mio padre mi portava a visitare i luoghi della Grande Guerra, queste esperienze hanno influenzato la mia scelta anche per gli studi universitari”.

In che cosa consiste il vostro lavoro? “La ricerca è partita dai monumenti della Riviera del Brenta dedicati ai caduti e dai nomi che riportano. Abbiamo pensato che i nomi non dicono niente, e che invece hanno una storia, che merita di essere raccontata. E cosi abbiano cominciato a fare delle ricerche negli archivi, e a raccogliere testimonianze dei parenti in vita”.

Alcuni esempi? “Siamo stati contattati da moltissime persone, tra queste: la signora Fernanda Giantin. Stava facendo una ricerca sul tenente Ferruccio Boschetti, un suo familiare caduto nella Prima Guerra, l’abbiamo aiutata e messo assieme le informazioni raccolte. Un altro esempio è di Andrea Cecchi, che ci ha dato la foto e le lettere del suo pro-zio Guglielmo Chino, da cui abbiamo ricostruito la storia. Questo per citare solo due esempi, ma ce ne sono tanti altri. L’idea è di raccogliere queste storie, e poi fare una pubblicazione”.

La vostra ricerca parte dai monumenti e poi? “Partiamo dai nomi, ma puntiamo a scoprire la storia. Consultiamo internet, e andiamo agli archivi di Stato e, se ci sono, raccogliamo testimonianze dalle persone. E’ una cosa complicata, perché ci sono errori di trascrizione, e a volte l’anno di nascita è sbagliato”.

Le vostre ricerche quale territorio coprono? “Dolo, Arino, Sanbruson, Vigonovo e Mira. I soldati caduti di Dolo sono morti in tutti i campi europei. Alcuni sono ancora in fondo al mare con il reggimento Brigata Marche: il soldato Fortunato Zampieri era a bordo del piroscafo Principe Umberto, affondato l’8 giugno 1916, dove sono morte più di 1.900 persone”.

In cosa consiste il gagliardetto della memoria RAF? L’idea di istituire un gagliardetto della memoria è nata guardando i film americani, dove si vede consegnare questo riconoscimento ai familiari dei caduti. Si tratta di un riconoscimento consegnato ai reduci ancora in vita, e alle famiglie di chi ha combattuto o partecipato alle missioni di pace. L’idea del recupero della memoria è un caposaldo della nostra associazione, e così abbiamo deciso di tenere una cerimonia lo scorso 26 aprile, e consegnarli a una ventina di familiari. Abbiamo consegnato un riconoscimento ai parenti di questi soldati caduti. Un gesto importante e molto commovente per tutti”.

Avete fatto una mostra a Dolo con un buon riscontro da parte del pubblico. Quali saranno i prossimi incontri? “Dopo il successo della mostra stiamo organizzando una conferenza con il comune di Mira. L’incontro vuole analizzare i motivi dell’entrata in guerra dell’Italia. All’incontro parteciperanno anche i professori Patrizio Zanella e Antonio Varsori. Un’altra cosa interessante sarà la ricostruzione, di come si viveva in Riviera durante la Prima guerra”.

Il vostro progetto può avere una valenza anche per i giovanissimi? Stiamo ragionando su possibili progetti da portare nelle scuole. Sarebbe molto importante far ragionare i giovani sugli errori del passato affinché non si commettano di nuovo. Di grande aiuto per queste riflessioni sono i racconti dei reduci. Invitiamo tutti quelli che hanno un parente, che ha combattuto nelle due guerre a raccontarci la sua esperienza cosi da poterla, a nostra volta, raccogliere e raccontare, perché questa memoria non deve essere perduta”.

di  Roberta Pasqualetto

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