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La sperimentazione animale quanto è necessaria?

31432L’uomo ha condiviso con le specie animali gran parte del cammino evolutivo da cui sono derivate varie funzioni biologiche che si sono sviluppate nel tempo con gli stessi principi e affinità. Per le molte analogie del patrimonio genetico gli animali costituiscono il modello più attendibile per la comprensione della fisiopatologia di molte malattie e per la ricerca di terapie da trasferire poi sull’uomo. Il poter disporre di animali transgenici, cioè con gli stessi geni interessati nello sviluppo delle patologie umane ha consentito e consente di ottenere maggiori informazioni da tradurre nella pratica medica.Si pensi ultimamente solo all’ introduzione degli anticorpi monoclonali che hanno portato alla completa guarigione di alcune difficili malattie. Sperimentare una nuova molecola effettuando test su animali ha la sua primaria giustificazione, oltre che in una prima valutazione dell’ efficacia della stessa, nell’ esclusione di effetti tossici per l’ uomo.

L’unica alternativa per testare l’ efficacia e la sicurezza di un trattamento passa per la diretta sperimentazione sui pazienti sia adulti che bambini. Il che è francamente inaccettabile e ci riporta a tempi bui dell’esistenza umana non troppo distanti dalla nostra epoca e sa tanto di filo spinato e di campi di sterminio e inorridisce il solo pensarlo. Il cardiochirurgo C. Barnard effettuò il suo primo trapianto di cuore dopo anni di studi e di esperimenti su animali e oggi possiamo dire che tale tecnica chirurgica,ormai consolidata, consente di prolungare la vita e la qualità di vita di molte persone. Siamo ben consci che per questo sono stati sacrificati molti animali, ma dobbiamo allo stesso tempo ammettere che non esistevano alternative. La stessa ricerca di metodi alternativi alla sperimentazione sull’animale non può che passare dallo studio dell’ animale in vivo. Esiste un fine etico della sperimentazione sugli animali ed è quello di conoscere la malattia nei suoi aspetti biologici e fisiopatologici nonchè nella sua evoluzione al fine di poterla curare.

Il fine etico in ogni caso non può giustificare né tollerare abusi e sofferenze inutili quando, non oso nemmeno pensarlo, episodi di crudeltà ;non può pertanto esser disgiunto da regole che ne seguano tutto il percorso e necessariamente deve esser acquisito il parere da parte di comitati etici che valutino la validità dei protocolli della sperimentazione. Con la direttiva (DE) 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati per fini scientifici la comunità europea si è dotata di uno strumento per armonizzare fra gli stati membri le disposizioni legislative,regolamentari ed amministrative sull’ argomento. Non è inutile sottolineare che la DE 2010/63 ha ottenuto l’ approvazione del Eurogrup for animals,l’ organizzazione animalista che comprende le maggiori associazioni animaliste dei paesi europei,compresa la LAV“Lega antivivisezione”.

La direttiva prevede che per ogni sperimentazione i ricercatori dimostrino che non sono disponibili metodi alternativi alla sperimentazione su animali e illustrino come intendono ridurre al minimo il numero, in caso di loro utilizzo, e come minimizzare il dolore e lo stress. Il Governo Italiano,nel recepire la DE con DL 26/2014 ha introdotto alcune limitazioni che riguardano : il divieto di allevamento di cani,gatti e primati non umani da destinare alla ricerca;il divieto dell’utilizzo di animali per ricerche sulle sostanze d’abuso e per xenotrapianti ( trapianti eseguiti con l’ utilizzo di organi o tessuti prelevati da esseri viventi di una specie diversa da quella del ricevente); il divieto per l’utilizzo di animali nelle esercitazioni didattiche dei corsi universitari ad eccezione degli studi di veterinaria o di alta specializzazione medica; il monitoraggio da parte degli organi competenti sulla effettiva disponibilità di metodi alternativi entro il 30 giugno 2016.

Queste disposizioni, difformi dalla normativa europea, non hanno alcuna giustificazione logica né scientifica: non ha senso impedire l’allevamento di alcune specie quando ne è consentito l’ utilizzo;i costi della ricerca aumentano dovendo acquistare gli animali all’ estero;gli animali sono costretti a lunghi e disagevoli trasporti;non si capisce la ratio scientifica del divieto di xenotrapianti o del divieto dell’ utilizzo di animali nelle ricerche sulle sostanze d’ abuso. Si mettono invece i nostri ricercatori in posizioni di netto svantaggio rispetto ai ricercatori agli altri paesi europei che hanno correttamente recepito la DE e si costringono i più giovani ad emigrare all’ estero. Non ultimo si pone un serio freno alla ricerca scientifica con tutte le possibili gravi ripercussioni sulla salute dell’uomo. Un Decreto legge da modificare.

di Francesco Noce
Presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Rovigo