Le nostre emozioni al centro delle neuroscienze

image2Negli ultimi vent’anni la neuroscienza ha compiuto grandi progressi nella comprensione delle strutture del cervello e delle funzioni cognitive, come il linguaggio e la memoria. Ma solo di recente gli scienziati si sono rivolti allo studio dei meccanismi cerebrali delle emozioni, dalla paura alla rabbia, dalla gioia alla tristezza. E queste sono utili anche alla psichiatria: molte malattie mentali, come la depressione e gli attacchi di panico, si manifestano infatti con la perdita dei normali meccanismi di controllo di comuni reazioni emotive.

Le emozioni sono funzioni biologiche che si sono evolute per permettere agli animali di sopravvivere in un ambiente ostile e di riprodursi. Sono reazioni affettive, brevi ma intense che insorgono all’improvviso in risposta a degli stimoli ambientali che ci colpiscono. Sappiamo tutti per esperienza che le risposte che costituiscono le emozioni sono varie. Alcune risposte appaiono evidenti a noi stessi ed agli altri.Si pensi ai muscoli facciali che adottano la configurazione tipica della gioia, del dispiacere o della collera; al pallore in reazione ad una cattiva notizia o al rossore in una situazione imbarazzante; si considerino le posture del corpo che significano gioia, tristezza o scoraggiamento; le mani fredde e sudate che tradiscono l’apprensione; i battiti veloci del cuore associati alla tensione ed il loro rallentamento nel terrore. Altre risposte, non sono visibili ne sono esempi la liberazione di neurotrasmettitori, quali le monoammine: la noradrenalina, la serotonina e la dopamina.

Un’emozione che caratterizza la vita dell’essere umano è la paura, una reazione tutt’altro che dannosa. Anzi, guai se non ci fosse. E’ un campanello di allarme. Per fortuna, nella società moderna le cause concrete di pericolo, che dovrebbero stimolare l’insorgere della paura, sono molto inferiori rispetto ad un tempo: non ci sono belve feroci, le vipere non sono poi così comuni, e, in fondo, nemmeno chi cerca di farci la pelle è frequente come in tempo di guerra. Purtroppo pero’ l’uomo ha una sorta di “masochismo innato” che deve in qualche modo mantenere, ha finito allora per aggiungere all’elenco di pericoli concreti altre voci: le paure spesso infondate: di tradimenti del partner, i timori di fare brutta figura, un esame da superare, un approccio da tentare, un litigio per cause futili, un colloquio con un superiore. Negli ultimi anni però lo studio scientifico delle emozioni ha subito un notevole sviluppo che ha prodotto una quantità di conoscenze, provenienti soprattutto dalla neurobiologia e dalla psicologia sperimentale, ed un crescente interesse anche nel dominio dell’informatica.

Paradossalmente, proprio l’emotività, considerata uno scomodo retaggio evolutivo e un’inutile interferenza nei processi intelligenti, ha iniziato ad essere considerata come una importante componente dell’intelligenza stessa.

Dott.ssa Giulia Francesca Marchese

Psicologa clinica e Criminologa

Riceve a Fosso’ (Ve)
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Mail: giulia.89marchese@gmail.com

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