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Porto Tolle, incertezza per i lavoratori dell’Enel

IMG-20150523-WA0001Andrea Mancin, 52 enne di Porto Tolle, lavora da 31 anni nel sito Enel di Porto Tolle. “All’epoca,avevo 22 anni e mi ero appena sposato – racconta – Fu un momento importante della mia vita, l’assunzione in Enel alla centrale di Polesine Camerini, che mi permise di poter fare programmi per il futuro per la mia famiglia. Io come gli altri 470 dipendenti. Ad oggi invece la realtà è molto diversa, siamo circa in 80 operai oltre ad altri 80 dipendenti che lavorano nell’indotto. Stiamo vivendo una situazione angosciante, non per me che ho il posto e lo stipendio garantito, ma per il futuro dei ragazzi del nostro territorio”.

Il gruppo Enel attualmente secondo i dati alla mano di Mancin è una grossa realtà che ha in programma di investire, da qui al 2019, una cifra importante .Tra questi, 160 milioni nel cantiere del zuccherificio di Finale Emilia, che ha creato 300 posti di lavoro e i 60 milioni di euro di investimento nel cantiere dell’ex zuccherificio di Russi a Ravenna, dove lavorano altri 100 operai. ”Un colosso energetico come Enel, che non riesce a trovare 2-300 milioni di euro da investire nel comune di Porto Tolle? Mi sembra impossibile – commenta Mancin – Enel ha fretta di disarmare il sito industriale attrezzato di Porto Tolle con uffici, capannoni, linee elettriche, porti e quant’altro, mentre invece potrebbe convertire i 200 ettari di terreno industriale per creare 400 posti di lavoro”. Negli ultimi 8 anni,sia Andrea Mancin che molti altri operai di Polesine Camerini sono stati spostati in altri siti per specializzarsi in vista della nuova centrale a carbone: nel frattempo Enel, aveva investito altri 110 milioni di euro per adeguare il sito.

”Ora invece il colosso energetico approfittando del vuoto di potere creato dalle elezioni regionali, ha fretta di disarmare il sito e spostarci in altre sedi, e nel momento in cui saremo lontani, altri operai verranno qui per disarmare il sito – dice ancora Mancin – Noi lavoratori abbiamo proposto dei progetti che sono stati portati avanti anche dal sindaco Claudio Bellan, nell’incontro di qualche settimana fa con il ministro Graziano Delrio e io personalmente le ho inserite nella pagina Facebook e proposte ad altri politici. Tra le proposte la possibilità di una centrale a biomasse, l’impiego del terreno per 20 ettari di pannelli solari, un polo di ricerca per la produzione di biocarburanti, utilizzando gli scarti del pesce, delle alghe come già esiste a Ravenna”. Ma la cosa che più rammarica Mancin è il fatto che non si capisca quali siano le reali intenzioni del colosso energetico.

“In questo periodo – dice – abbiamo percepito che Enel vuole regalare il sito di Porto Tolle pur di liberarsene, un sito che di fatto è dello Stato, pagato da noi cittadini. Servirebbero 3 miliardi di euro per disarmare e bonificare l’area, mentre basterebbero 300 milioni di investimento per reinvestire e creare nuovi posti di lavoro. Per questo sostengo che tutta la politica che conta (costituita dall’attuale amministrazione, quella regionale e quella dell’attuale ministro) debba in maniera sinergica proporre a Enel o di sistemare il sito o di reinvestire. E di certo tra le due cose, per Enel, sarebbe meno dispendioso reinvestire nel territorio. La protesta di qualche settimana fa aveva proprio lo scopo di scuotere l’opinione pubblica per smuovere la cittadinanza e anche le altre amministrazioni del territorio “.

 

di
Guendalina Ferro

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