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Rovigo, un voto con pochi vincitori

Elezioni seggio Gran GuardiaL’onda “verde” delle regionali si era fatta sentire anche a Rovigo al primo turno delle amministrative, senza però riuscire a ribaltare il risultato che vedeva il centrosinistra avanti rispetto a tutti e così tutto si decide al ballottaggio fra Nadia Romeo, sostenuta dal Pd, dal Psi e dalle due liste civiche Viva Rovigo dell’ex assessore del Pdl Stefano Bellinazzi e Rovigo Cambia Verso, e Massimo Bergamin candidato della Lega Nord che poteva contare anche sull’appoggio di Forza Italia.
A ben guardare, i voti messi assieme dalla candidata sindaco Nadia Romeo facevano pensare che il suo bicchiere fosse mezzo vuoto: il 24% che ha ottenuto è, infatti, persino peggiore rispetto al non brillante 26,5% che nel 2011 aveva totalizzato Federico Frigato. Il colpo maggiore lo riceve il principale partito, il Pd, che si ferma al 18%, peggiorando il 19% della scorsa tornata elettorale. Un risultato, dunque, che non può essere salutato come positivo dal centrosinistra che aveva a disposizione un’occasione irripetibile, visto e considerato che a livello cittadini il centrodestra era reduce dal patatrac della Giunta Piva, affossata dai suoi stessi componenti in mezzo a mille veleni. Eppure, nonostante questo assist insperato, il Pd ed i suoi alleati non son riusciti a convincere gli elettori di Rovigo.
In parte, infatti, al primo turno hanno votato per Bergamin, che con appena
più di 4800 voti, riesce ad accedere al ballottaggio, grazie al voto leghista (14%) sostenuto dall’effetto regionali che ha garantito al Carroccio un +4% rispetto alle scorse elezioni comunali. In realtà anche il “trascinamento” delle regionali non è stato poi così decisivo, se si considera che il candidato sindaco ha preso circa 2mila voti in meno rispetto al candidato governatore. Ma , in questo caso, si può ribaltare la prospettiva e chiedersi quale sarebbe stato il risultato se non ci fosse stata la contemporaneità con le regionali.
E se l’ex sindaco Paolo Avezzù, sostenuto da Area Popolare (Ncd e Ucd), lista Tosi per Rovigo e dalle due civiche Obiettivo Rovigo e Vero Nuovo, con circa 4mila voti riesce a piazzarsi terzo con il 15% dei voti, il risultato che balza agli occhi è senza ombra di dubbio quello di Silvia Menon che arriva quarta prendendo un pugno di voti in meno di Avezzù, ma fa schizzare la sua omonima lista civica al secondo posto fra i “partiti”, surclassando anche la Lega Nord e totalizzando appena tre punti percentuali in meno rispetto al Pd.
Un segnale forte da parte degli elettori rodigini al sistema politico cittadino, un vero e proprio schiaffo ai partiti costituiti.
Al 15% di Silvia Menon si somma, fra l’altro, anche il 10% di Ivando Vernelli, sostenuto dal Movimento 5 stelle e quindi altro “partito anti-partito”, con un 25% dei votanti che, in pratica ha detto via tutti.
Scorrendo la lista dei candidati sindaco, Livio Ferrari, appoggiato dalla lista civica di Matteo Masin Coscienza Comune, da la Sinistra per l’altra Rovigo e da Liberi cittadini, arriva al 5,4%, mentre Sel da sola si ferma al 2%, con Giovanni Nalin che in pratica perde circa mille voti rispetto al 2011.
Un altro risultato significativo, anche se gli vale il 4,5%, è quello dell’ex assessore della Giunta Piva Andrea Bimbatti che ha corso da solo contro il proprio partito, Forza Italia, riuscendo in pratica a prendere gli stessi voti (4,9% il risultato azzurro). Il Pd dovrà aprire una fase di riflessione interna, come già accaduto a livello regionale.
Di
Francesco Campi

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