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Tribano: Mercatone Uno all’ultimo atto

mercatone unoUltimo atto nella travagliata crisi che ha investito il gruppo Mercatone Uno con i punti vendita di Tribano e Curtarolo. Dal 15 giugno i due negozi insieme agli altri 33 del gruppo hanno chiuso i battenti. Così anche per i 29 lavoratori di Tribano scatta la cassa integrazione straordinaria. A fine maggio infatti era arrivata la notizia dell’accordo sulla cassa integrazione straordinaria a zero ore, fino al prossimo dicembre, per i 3.071 dipendenti della società M. Business che gestisce i 78 punti vendita sul territorio.

“Nel corso della riunione – spiegava l’azienda in una nota – i commissari hanno confermato la situazione di grave difficoltà economico finanziaria del gruppo che, in attesa di poter accedere alle garanzie statali per le grandi imprese, può disporre di risorse molto limitate. Per questo motivo è stata preannunciata la sospensione temporanea delle attività di circa 35 punti vendita entro il 15 giugno e l’adozione della cassa integrazione straordinaria per tutti i lavoratori coinvolti. I commissari, tuttavia, ritengono che, una volta reperite le risorse finanziarie, entro l’anno possa riattivarsi una parte consistente dei punti vendita e ritrovare così un equilibrio di cassa. Il collegio commissariale ha ribadito la frema intenzione di voler attuare tutte le iniziative per garantire la continuità del gruppo mantenendo come obiettivo la salvaguardia dei livelli occupazionali”.

Un ottimismo che i lavoratori non riescono a condividere, ormai sfiduciati da un lungo periodo di incertezze, silenzi e difficoltà. “Ormai non sappiamo più cosa pensare – spiegano – alcuni di noi avevano ricevuto una raccomandata nella quale si parlava della chiusura dal primo giugno. Poi ci hanno detto che si erano sbagliati e che avremo lavorato altre due settimane. In queste condizioni è difficile aver fiducia nel futuro. L’unica svolta potrebbe venire dalla cessione della catena ad un altro gruppo ma onestamente in queste condizioni non sappiamo a chi possa interessare un simile investimento”.

di
Cristina Lazzarin

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