Città Metropolitana, il Polesine si sente “a rischio”

polesineL’idea della città metropolitana lanciata nelle prime interviste dal neosindaco di Venezia Luigi Brugnaro spaventa e irrita il Polesine. Per un motivo molto semplice: il primo cittadino ha paventato addirittura una assunzione di competenze più o meno dirette anche su parte del Basso Polesine. Il che ha immediatamente fatto scattare la controffensiva in primo luogo della Provincia di Rovigo che, per quanto rimaneggiata e dal futuro assetto incerto, ha preferito mettere bene i punti sulle “i”: i diritti di pesca non si toccano. Perché proprio qui sta la ricchezza del Basso Polesine. La pesca, di mitili e molluschi ancora prima che di pesce vero e proprio. “Al di là delle assunzioni di competenza e di mire espansionistiche che mi sanno tanto di un novello doge – commenta caustico il presidente di Palazzo Celio – magari a Venezia potranno anche aspirare a prendersi il mare, ma i diritti di pesca spettano per legge alla Provincia di Rovigo”. Né il progetto partorito in laguna pare convincere maggiormente il nuovo sindaco di Rovigo Massimo Bergamin: leghista convinto, rilancia: vuole creare una Rovigo extralarge, nel senso di andare ad accorpare i Comuni della cintura del Medio Polesine che sono distribuiti a corona attorno al capoluogo. Il tutto in una ottica di razionalizzazione dei servizi e di accorpamento. Anche se il recente naufragio del referendum per la creazione di Civitanova Polesine brucia ancora parecchio. E soprattutto il tutto senza alcuna mira espansionistica, ma piuttosto per perseguire un abbattimento dei costi e un miglioramento dei servizi. L’impressione è che l’uscita di Brugnaro, in Polesine, sposti molto poco gli equilibri e i progetti. Le strade da percorrere e i progetti da valutare appaiono di ordine molto differenti. E, in ogni progetto di accorpamento, come tante esperienze naufragate prima ancora di iniziare hanno insegnato, non si deve perdere di vista il criterio dell’omogeneità.

 

di
Lorenzo Zilio

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